venerdì 24 maggio 2013

Khat - Coltivazione da sballo


27 aprile 2013 - La rivelazione Amhara

E’ una pianta (Catha edulis) originaria dell'Etiopia, ma assai diffusa nella penisola Arabica. Le foglie contengono un alcaloide dall'azione stimolante, che causa stati di eccitazione e di euforia, e che provoca forme di dipendenza. E’ una sostanza di natura anfetaminica a spiccato effetto psicotropo, euforizzante e reprimente gli stimoli di fame e fatica; ha anche un notevole effetto analgesico.

Nel 1980, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il Khat tra le droghe, ma l’uso e la vendita sono legali in Etiopia ed è il primo prodotto d’esportazione dopo il caffè.

Lo abbiamo incontrato come offerta sulle strade etiopi, ma lo abbiamo vissuto durante una nostra escursione sul lago Tana, alla ricerca di un monastero, poi rivelatasi una chiesa architettonicamente da dimenticare. 
Avvicinati da un ragazzo che, col suo mazzetto in mano tentava di spiegarci la qualità del suo prodotto (sono le foglie appena germogliate a farne l’eccellenza), ci siamo accorti di essere, in campi di un bel verde smeraldo, nel bel mezzo di una fase del raccolto da parte di alcuni ragazzi intenti a riempire di rami le sacche a tracolla e con le foglie più giovani le loro bocche sorridenti. 

Assumere il Khat significa strappare le foglie, riempirsi la bocca e, con un’operazione da ruminante, masticarle sino a farle diventare una poltiglia verde, di sapore erbaceo, da tenere per ore, tanto da far riconoscere subito i masticatori di Khat, dal rigonfiamento delle ganasce o dall’erba incastrata tra i denti. 

Il rilascio del principio attivo è lento e l’effetto si può riassumere in una strana forma di euforia tipo “troppo caffè”, ma allegra, l’occhio si arrossa, il cuore accelera percepibilmemte, i movimenti sono più disinvolti e facili.



















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