giovedì 1 dicembre 2011

Omaha Beach e Amazing Grace

sabato 8 agosto 2009 - Sensi & Sensazioni

Era il tramonto e il sole stava immergendosi in quel mare piatto e calmo che a distanza di tanti anni ancora traspira il ricordo di giovani vite sacrificate. Eravamo accampati fuori dal grande cimitero americano in attesa, l’indomani, di poter visitare quel monumento all’inutilità della guerra.
Il silenzio era completo e mi ero portato sulla riva per fissare alcune immagini di fine giornata.
Dal folto del prato in lontananza, un’ombra confusa più che una figura solitaria, si stava avvicinando ad uno dei tanti obelischi che ricordano lo scempio avvenuto. Forse un parente o un figlio di qualche soldato caduto in quel luogo, venuto a lasciare il suo omaggio personale. Portava a tracolla una cornamusa.
L’imbracciò come un fucile di pace e cominciò a suonare, composto, assorto.
E le dolci note di “Amazing Grace” si alzarono, come preghiera, verso il cielo.
Io e lui, soli, senza l’inutile parola, nel silenzio della penombra che cominciava ad avviluppare la sacralità del luogo.
E una lacrima bussò quasi a chiedere perdono di aver rubato l'intimità del ricordo.









“Amazing Grace, how sweet the sound,
That saved a wretch like me.
I once was lost but now am found,
Was blind, but now I see”.




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