lunedì 27 agosto 2012

Il Caffè di Mostar

agosto 2012 - Sensi e Sensazioni

Il fascino di Mostar, ancora prima della triste e dolorosa guerra, parliamo degli anni ‘80, consisteva nel poter attraversare “quel” ponte simbolo, nell’ammirare i ragazzini che per pochi spiccioli si gettavano gioiosi dai trenta metri nelle acque della Neretva e poi assaporare il caffè Jugoslavo che da quelle parti si beveva alla maniera turca.
Ora il ponte, distrutto dall’imbecillità umana, è tornato nuovo, uno sparuto ragazzo ormai adulto cerca di raggranellare, dalla colletta dei turisti, gli euro per gettarsi ancora una volta e il caffè ha subito quell’evoluzione “espresso” che lo omologa alle esigenze di tutto il mondo.

Cercando attentamente però tra le varie “konoba”, ci si può imbattere nel passato e, nel dovuto modo e col dovuto tempo, assaporarlo sino a rilasciare la mente e ad impadronirsi dei propri ricordi in una piacevole anestesia corporale.

Il rito del Caffè
Essere padroni del tempo e rilassare la mente. Far riposare nella caffettiera l’intruglio di acqua calda e polvere, sino a depositare. Inserire la prima zolletta e riempire la tazza. Mescolare e degustare quindi molto lentamente. 

Dopo “tuttoiltempochecivuole” per la prima, ripetere l’operazione per la seconda tazza. Trascorsi ancora diversi minuti, portare alla bocca il “lokum” e masticarlo delicatamente, assaporandone gusto e dolcezza. Finire quindi con un sorso d’acqua per rinfrescare la bocca. Se la cerimonia viene consumata al tramonto, guardando il monumento che unisce l’occidente all’oriente, una religione all’altra, un popolo all’altro e in piacevole compagnia, massima sarà la soddisfazione e il ricordo nelle tristi serate autunnali.



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