giovedì 18 aprile 2013

“Elezioni Presidente della Repubblica. Il suicidio del Pd” di Tomaso Montanari


giovedì 18 aprile 2013 - Pensieri e parole da condividere

Il suicidio del Pd in diretta tv. È quello a cui stiamo assistendo in queste ore. Ma come è possibile scegliere di eleggere alla Presidenza della Repubblica Franco Marini con Berlusconi, quando sarebbe possibile votare Stefano Rodotà con il Movimento 5 stelle? Come è possibile avere anche un solo dubbio tra il delfino di Donat-Cattin e il padre del diritto dei beni comuni in Italia? Tra un residuo (non dei peggiori, certo) della Democrazia Cristiana e il primo presidente del Pds?

Con una scelta come questa il Pd tronca definitivamente con la storia della Sinistra italiana.

Perché? L’unico motivo plausibile è l’ossessione di fare comunque un governo Bersani, ottenendo la desistenza, la benevolenza, l’astensione o cosa volete dal Pdl in cambio del salvacondotto personale per il Caimano. Non si vede alcun’altra ragione.

Sull’altare di una classe dirigente finita non viene sacrificata ‘solo’ la presidenza della Repubblica, e non solo l’alleanza con Sel: è lo stesso Pd ad uscire distrutto.

Se il Pd potesse consultare i suoi elettori, e perfino i suoi iscritti, in tempo reale, sarebbe travolto dallo sdegno. Centinaia di migliaia di persone giurano in queste ore che non voteranno mai più Pd, e moltissimi iscritti sono pronti a restituire la tessera.

Non so per chi voteranno i Grandi Elettori renziani, ma le parole pronunciate ieri da Matteo Renzi sono da sottoscrivere una per una (come spesso succede per la pars destruens: tutt’altro discorso vale, purtroppo, per il suo progetto, o meglio non-progetto, politico).

Si rimane invece allibiti di fronte a quanto dichiarato da Matteo Orfini, che ha sostanzialmente detto che non condivide la scelta di Marini, ma lo voterà. Ma come? Siamo a fare, giustamente, la predica ai grillini che calpestano allegramente l’articolo 67 della Costituzione (quello che garantisce la libertà del mandato di ogni singolo parlamentare), e proprio il responsabile cultura del Pd è così civilmente e politicamente incolto da inginocchiarsi alla disciplina di partito? Ma davvero vogliamo distruggere ogni possibilità di futuro?

Se a Marini mancheranno trenta voti nel primo scrutinio, uno spiraglio sarà ancora aperto.

Se il Pd non tornerà in sé, se continuerà a preferire l’abbraccio d Berlusconi alla possibilità di cambiare il Paese, sarà davvero finita. E non solo per il Pd.

Il Fatto Quotidiano, 18 aprile 2013



Nessun commento:

Posta un commento