martedì 6 settembre 2016

Šiauliai, dove ognuno porta la propria croce

venerdì 12 agosto 2016 - Sensi e Sensazioni

Sono qui, solo! La notte si sta riversando su questo sito magico, ad incontrare il silenzio.
E’ un posto semplice, non è neanche una collina, tutto intorno il nulla, potrebbe anche non esserci, ma è un luogo sacro e il turbamento e la commozione sono in agguato.

I pochi visitatori rimasti, solo ombre accompagnate dal bisbiglio di una lontana preghiera confusa, si aggirano in questo bosco sacro che via via s’infittisce, si sormonta, e sale, sino a giungere a un piccolo altare da dove una bianca madonna sofferente, accoglie, consapevole del peso delle richieste.

E più ti addentri in quella selva, più ti assale l’ansia e un brivido ti percorre la colonna vertebrale. Non è paura, sei nel luogo più sicuro della terra! Solo qualche uccello notturno e un paio di rospi a saltellarti tra i piedi. Credo sia il confronto con questa realtà a rimescolarti il sangue. 
Perchè questo e perchè qui? 

C’è chi porta una croce, forse la croce di una vita; chi la pianta come se fosse un albero che aspetta di germogliare e crescere; chi guarda le croci degli altri e aggiunge una sua preghiera. Chi spera che la preghiera giunta a destinazione, come un boomerang, torni esaudita.

Non c’è alcun santo a cui rivolgersi, non c’è alcun miracolo da invocare, nè alcuna apparizione da divulgare, ma forse per questa sua normalità, è un luogo vivo.

Qui le croci piantate non fioriscono, si moltiplicano. C’è chi dice che sono più di quattrocentomila e a guardarsi intorno ci si può credere. Sono storie che si allargano a macchia d’olio, rimbalzano e si sovrappongono: dolori, testimonianze, ricordi, speranze, un coro che si innalza verso l’infinito verticale, a cercare risposta. O forse no.

Voci nate da una fede immensa. Di un popolo che crede da sempre nel suo Dio e gli ha creato una cattedrale senza muri per non frenare il grido di aiuto e di speranza.

Ma è anche la voce di un popolo che ha raggiunto la sua identità e l’indipendenza, libero dal giogo del regime.

Ho incontrato Częstochowa e la sua storia, conosco Fatima, spiegata da un’apparizione; ho visto nascere Medjugorje e i suoi miracoli; leggo delle migliaia di santuari e i vari loro perchè.

Ma qui il mistero non ha mistero!



















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