domenica 9 febbraio 2014

Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese

domenica 9 febbraio 2014 - Andiamo al Cinema



(vapor)
E' una commedia equilibrata e divertente che attraverso toni scherzosi offre molti spunti di riflessione, ai quali invita esplicitamente fin dal titolo. La storia è raccontata in maniera leggera, e cerca di mantenere una superficie liscia e un aspetto gradevole per guadagnarsi l'attenzione attraverso l'intrattenimento. La semplicità della trama ha però buon gioco con la struttura complessa che emerge dal disegno ben definito della psicologia dei personaggi, tutti intricati interiormente, ma in maniera realista. In questo modo il film dà spazio all'analisi di alcuni aspetti della problematicità intrinseca alle relazioni sentimentali, le quali radicano internamente nel nucleo familiare, ma ramificano all'esterno di esso, mostrando col tempo i loro frutti.

mercoledì 5 febbraio 2014

Quattro amici e Zitoni

martedi 4 febbraio 2014 - Sensi e Sensazioni

La seriale, classica e incombente serata del buon carattere, ci ha visto iersera nel sempre gioioso rito della cena di circostanza (parva, sed apta nobis), per accantonare i problemi quotidiani e trascorrere un paio d’ore all’insegna della cazzeggiata in cordiale amicizia.

Abbiamo celebrato lo Zitone che, come gli altri formati, ha origine nell'Italia meridionale, specialmente nelle zone del napoletano. 
Ha lunghezza di circa 30 cm, sezione rotonda e forata, con un diametro di 10 mm circa e spessore di 1 mm circa.
La tradizione vuole che questo formato sia spezzato a mano in parti irregolari, prima di essere messo a soffrire in pentola.

ZITONI al Sapore di Mare
Ingredienti:
500 gr di zitoni, 100 gr di caciocavallo podolico stagionato, 500 gr di pomodori datterini, 150 gr di tonno sott’olio, 3 acciughe sotto sale, una manciata di capperi, una manciata di olive taggiasche, 1 piccola cipolla, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio di origano, olio evo, peperoncino o arissa tunisina. 
Preparazione:
Dissala le acciughe, diliscale e dividile in filetti. In una padella scalda due cucchiai d’olio, insaporisci la cipolla e l’aglio tritati finemente, sino alla doratura. Aggiungi i filetti di acciuga, i pomodorini privati dei semi e tagliati in quattro, l’origano, le olive e i capperi e fai cuocere per circa 10 minuti. Verso fine cottura aggiungi il tonno ben sgocciolato e sminuzzato con cura e l’harissa a piacere. Butta la pasta, precedentemente spezzata a mano e in parti irregolari, in abbondante acqua salata. Quando al dente, versala nella padella e falla leggermente saltare, aggiungendo il prezzemolo tritato. Grattugia il formaggio sulla pasta già impiattata e servi, augurando agli amici un facile e deciso buon appetito.


Nel gustarli, se hai a portata un Morellino di Scansano, etereo e intenso, austero e leggermente tannico, da spendere sulla carnosità delle olive e sulla forza dell’harissa, innaffia a piacere e fatti coinvolgere nei profumi.



venerdì 31 gennaio 2014

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

venerdi 31 gennaio 2014 - Andiamo al Cinema



(catcarlo)
Per raccontare la vita sciagurata di Jordan Belfort, Scorsese recupera la struttura di uno dei suoi film migliori in assoluto, ‘Quei bravi ragazzi’. In entrambi i casi, alla base c’è la (auto)biografia del protagonista che racconta la propria parabola esistenziale senza risparmiarsi le peggiori abiezioni, ma lasciando una vaga sensazione di nostalgia per i giorni di gloria a dar l'impressione che il pentimento non sia proprio completo: la sceneggiatura (qui firmata da Terence Winter) la trasforma in un racconto in prima persona, con la voce sopra del protagonista che, d'ogni tanto, si rivolge direttamente allo spettatore guardando in macchina mentre attorno a lui la sua storia procede a ritmo adrenalinico, quell'adrenalina che – grazie ad abbondanti aiuti chimici – sostiene gli insaziabili personaggi che la popolano. 

Leonardo di Caprio

Jonah Hill

Margot Robbie

giovedì 30 gennaio 2014

Che Tipo di FCA

giovedì 30 gennaio 2014 - Come la penso

La nuova compagnia nata dalla fusione tra Fiat e Chrysler si presenta sulla scena mondiale con un acronimo di dubbio gusto.
La FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) non c’è più! Ha lasciato il vecchio e ormai riconoscibilissimo marchio per “aggiornarsi” ai tempi correnti
Lungi dal discutere il business e le strategie di alta finanza che vedranno il nuovo logo impegnato nel mondo, ma almeno una piccola disquisizione sul “naming” ci è consentita.

Nella nota stampa dello studio RobilantAssociati, che ha firmato l’intero progetto, viene spiegata la scelta: “Le tre lettere del logo sono raggruppate in forme geometriche essenziali nel design delle automobili: la F che deriva da un quadrato simboleggia concretezza e solidità; la C ricavata da un cerchio rappresenta il movimento e la ruota e simboleggia armonia e continuità, la A, ricavata da un triangolo è il simbolo dell’energia e di un perenne stato d’evoluzione. Il marchio così progettato si presta a una straordinaria varietà di interpretazioni rappresentative (?). Genera un linguaggio agile, moderno, capace di cambiare continuamente senza mai perdere la propria valenza identitaria (?). E’ stato pensato per manifestare la volontà delle due aziende di non spezzare i legami col passato proiettando il Gruppo verso un orizzonte globale”. 

Il che significa che il rischio del doppio-senso (in Italia) è evidentemente relativo e non preoccupa più di tanto, anche se, un marchio del genere, potrà dar adito a diverse facili e ironiche interpretazioni, sino a precludere, per l’auto italiana, il mercato italiano. 
Chi si potrà vantare di uscire con una “Tipo” di FCA o con un “Palio” di FCA, o per un giro in “Ritmo” di FCA?

Imu-Bankitalia: se il governo e le banche diventano soci in affari di Loretta Napoleoni

giovedì 30 gennaio 2014 - Pensieri e Parole da condividere

Questa settimana l’Italia ha regalato al mondo un bellissimo esempio di economia occulta. Il decreto approvato su Bankitalia ed Imu sembra uscito da un manuale di dietrologia economico-finanziaria. Gli elementi ci sono tutti: un accordo tra classi politiche e banche, che viene fatto passare per una manovra per evitare che i cittadini paghino una tassa odiosa, imposta da Bruxelles: la tassa sulla casa; un sistema di informazione al servizio di questi stessi politici, che ha sapientemente insabbiato la verità e divulgato informazioni false; un Parlamento, fatta eccezione per il Movimento 5 Stelle e dei Fratelli d’Italia, che ha fatto gli interessi propri, corporativi e di casta, invece che quelli della popolazione che dovrebbe rappresentare; individui preposti ad istituzioni democratiche che le rendono strumenti di potere nelle proprie mani ed in quelle del governo.

Vediamo di analizzare per una volta tanto i fatti.

Non c’è stata alcuna privatizzazione di Bankitalia per il semplice motivo che questa banca è già stata privatizzata nel 1992 quando Mario Draghi ha venduto gran parte dei nostri gioielli di famiglia. E’ stato allora che le banche di diritto pubblico azioniste di Bankitalia sono passate in mano privata senza che gli acquirenti contribuissero un solo centesimo al capitale della Banca d’Italia.

La proposta approvata del governo Letta era quella di aumentare il valore dei pacchetti azionari attraverso la ricapitalizzazione di Bankitalia il cui capitale era ancora fermo ai valori del 1936, e cioè circa 156 mila euro, pari a 300 milioni di vecchie lire. Gli aumenti di capitale ortodossi si fanno chiedendo ai soci di aumentare il capitale investito nell’impresa, quelli non ortodossi e truffaldini si fanno con giochetti contabili.

Il governo Letta ha concesso alla Banca d’Italia di usare 7,5 miliardi di euro delle riserve statutarie per aumentare il proprio capitale. Le riserve statutarie sono in monete estere ed appartengono al patrimonio dello Stato, non al capitale della banca centrale. Bankitalia gestisce questo patrimonio come una qualsiasi banca gestisce quello dei propri correntisti. A sua volta le riserve statutarie appartengono alla nazione Italia, sono soldi accumulati per noi, è una parte della nostra ricchezza monetaria.

Quindi, va bene che una parte sia servita a non farci pagare l’Imu, sono soldi nostri, i nostri risparmi e ci possiamo fare ciò che vogliamo. Il problema si pone quando 4 di questi miliardi vengono usati esclusivamente per aumentare il capitale di Bankitalia e, quindi, per far salire il valore delle azioni degli azionisti, e cioè banche private. Adesso immaginate che la vostra banca faccia una cosa del genere e voi vi ritroviate con i risparmi dimezzati mentre gli azionisti della banca si ritrovano con azioni maggiorate di valore che vanno subito a vendere realizzando un profitto pari alla vostra perdita. Sarebbe uno scandalo epocale. Ebbene questo hanno fatto il governo e il Parlamento e questo l’opposizione voleva evitare.

Vi chiederete ma perché il governo fa questo regalo alle banche? E la risposta è semplice: chi pensate che dal 2010 ad oggi acquista ogni mese i titoli di Stato necessari per ripagare l’interesse sul debito? Sempre loro, anche e soprattutto con i nostri soldi. Le banche hanno troppi pochi capitali ed il 2014 è l’anno dei controlli e delle nuove regole imposte da Bruxelles sulla capitalizzazione del sistema bancario. Insomma, il debito richiede che governo e banche siano soci in affari, anche quando questo business va contro gli interessi del paese.

Il sistema di contabilità bancarie e finanziaria offre ampie possibilità per imbrogliare il prossimo, è per questo che esiste l’informazione e l’opposizione, ma se la prima è complice e la seconda viene stoppata, o meglio ghigliottinata, allora le cose si fanno serie.

Oggi ogni italiano è più povero di 7,5 miliardi di riserve statutarie, 3,5 miliardi gli hanno evitato di pagare l’Imu, gli altri sono stati fagocitati dalle banche. Se agli italiani questo do ut des sta bene, allora gli editoriali usciti sulla carta stampata ed anche in digitale in difesa del governo, del Parlamento, delle istituzioni e così via hanno ragione, se invece agli italiani questo scambio non piace allora è arrivato il momento di smettere di frignare e di lamentarsi della crisi, della disoccupazione perché mai come oggi il detto ‘Governo Ladro’ è stato più vero.  E’ ora di spegnere il televisore, chiudere l’iPad, staccarsi da Facebook e Twitter, basta con le parole, gli insulti, le bugie e le illusioni, basta anche con la vita virtuale, è ora di fare qualcosa di concreto, di mobilitarsi per cambiare un sistema politico che qualcuno prima di me ha giustamente definito di stampo mafioso.

Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2014

giovedì 23 gennaio 2014

Quattro amici e il gusto della pianura padana

mercoledì 22 gennaio 2014 - Sensi e Sensazioni

La scelta di questa settimana cade su un veloce tour gastronomico che coinvolge i sapori della pianura padana in tre specialità apparentemente semplici, ma perfette per rafforzare un’amicizia particolare in una serata uggiosa, di pioggia insulsa e indecifrabile.

Passatelli in brodo
Un piatto povero, ma molto gustoso, tipicamente marchigiano, che si incontra però, anche in Emilia.
Ingredienti per 4 persone:
Parmigiano grattugiato gr 150 - Pangrattato gr 150 - 3 uova - noce moscata - brodo - sale q.b.
Preparazione:
Amalgamare le uova con il formaggio, il pangrattato, sale e una grattatina di noce moscata, fino a ottenere un impasto omogeneo. Tagliarlo in pezzi e schiacciarli con l’apposito ferro. Versarli nel brodo bollente e farli cuocere per cinque minuti circa, sino a vederli affiorare. Servire nel brodo con una abbondante grattugiata di grana padano e pepe nero macinato al momento.





Gorgonzola Naturale
È il più noto formaggio erborinato italiano. E’ prodotto in Lombardia, ma non disdegna allungarsi sino in Piemonte. Si presenta con crosta lavata, umida e rugosa ed è prodotto a due paste, cremosa o asciutta, (la cagliata della sera viene mescolata con quella del mattino) che, affinandosi (sino a sei mesi), si colora di striature verdi e bluastre. Chiama il pane integrale o quello con l’uvetta.



Il Breganze Torcolato, anche detto Pasquale, è un vino passito DOC prodotto nella provincia di Vicenza. Di colore: da giallo oro a giallo ambrato carico, ha profumo intenso, caratteristico di miele e di uva passita. Il sapore: da abboccato a dolce, armonico, vellutato, deciso, con o senza presenza gradevole di legno. Si abbina con la frutta secca e i dolci, ma muore felice e contento con il gorgonzola dolce.



venerdì 17 gennaio 2014

The Counselor di Ridley Scott

venerdì 17 gennaio 2014 - Andiamo al Cinema


(Andrea Giostra) 
Ridley Scott e Cormac McCarthy sono indiscutibilmente due autentici fuoriclasse del racconto, e la loro classe cristallina, ancora una volta, emerge in questo bel film che si avvale di un cast veramente stellare. Il film è crudo e crudele al contempo, e per la capacità che dimostra di trascinare lo spettatore in questo vortice emozionale, è da ritenersi un film imperdibile. Prede e predatori - i protagonisti del film - fanno a gara per mostrare le loro debolezze e le loro insicurezze, la loro fragile arroganza e la loro pudica vigliaccheria: "niente è più crudele di un vigliacco… e il massacro che ne deriverà supera ogni immaginazione". E’ la morte, o il pericolo della morte, che dà il giusto valore alla vita dei protagonisti. Il dolore, invece, non ha alcun valore. Ed è il cacciatore che agisce come il ghepardo, simbolo del più elegante e raffinato dei predatori, che ha cuore, grazia, e non fa distinzione tra quello che è e quello che fa. In fondo per conoscere qualcuno basta sapere quello che vuole: è lì il segreto di ogni uomo e di ogni donna. Ed è lì che il vero cacciatore colpisce la sua preda impietosamente, con sicurezza ed eleganza quasi commovente.
The Counselor, del duo Scott-MaCarthy, è ambientato in un Messico corrotto e spietato, affascinante e sporco, cinico e violento, dove tutto è possibile, e dove non è che non credano alle coincidenza, sanno che esistono, ma solo che non ne hanno mai vista una.
E’ geniale ed ironico, ma al contempo glaciale, come Brad Pitt in due battute descriva il Messico in un breve dialogo con il sempre più confuso e frastornato Fassbender:
- “Lo sai perché Gesù non è nato in Messico?”
- “No”
- “Non c’erano né tre saggi né una vergine”.