domenica 18 ottobre 2026

Diario della Settimana

domenica 18 ottobre 2026 - Che sarà della mia vita…

. Settimana di cammino 12-18: 96.965 passi

. lunedì ritirato dal carrozziere auto Paola 
 
. lunedì cena Loretta per compleanno Lampadina

. martedì cineforum: Lady Nazca

. mercoledì Prove Band

. venerdì cena al Giropesce

. sabato camminata a Montorio

. domenica camminata a Selva di Progno

. domenica sagra a San Giorgio di Piegara 
 

 
 
 

domenica 11 ottobre 2026

Diario della Settimana

domenica 11 ottobre 2026 - Che sarà della mia vita…

. Settimana di cammino 05-11: 69.870 passi

. lunedì Fes

. martedì Ifrane, Midelt, Erfoud, Merzouga

. mercoledì notte nel deserto, Thinghir, Ouarzazate

. giovedì Ait Ben Haddou, Marrakech

. venerdì Marrakech

. sabato ritorno dal Marocco

. domenica Quovadis Venezia
 


venerdì 9 ottobre 2026

Marrakech e Giardini Majorelle

venerdì 9 ottobre 2026 - Marocco, una storia millenaria

Sono un complesso di giardini botanici e paesaggistici progettato dall'artista francese Jacques Majorelle nel 1931, durante il periodo coloniale.

Questo giardino è un'opera d'arte vivente in movimento, con piante esotiche e rare specie, e ornato con fontane, laghetti, vasi in ceramica, sentieri, pergolati.

Nel 1937 l'artista creò il blu Majorelle, un blu oltremare/cobalto al tempo stesso intenso e chiaro, con cui dipinse le pareti della sua villa, e tutto il giardino, che aprì al pubblico nel 1947.

A seguito di un incidente d'auto, Majorelle tornò a Parigi, dove morì nel 1962. Il giardino venne poi abbandonato per molti anni.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergè scoprirono il giardino nel 1966, durante il loro primo soggiorno a Marrakech, rimanendo incantati dalla struttura. Comprarono il giardino per poi vivere nella casa dell'artista, ribattezzata Villa Oasis, e intraprendendo un ampio lavoro di restauro.

Oggi il giardino attira più di 600.000 visitatori all'anno e presenta diverse collezioni botaniche di cactus, banani, aloe, palme e bambù. 
 

 


 

giovedì 8 ottobre 2026

Tizi n’Tichka, il passo più alto

giovedì 8 ottobre 2026 - Marocco, una storia millenaria 

Il “valico dei pascoli”  è un passo montano che collega la città di Ouarzazate al sud-est di Marrakech, attraverso la catena montuosa dell’Alto Atlante. Il passo si trova a 2.260 metri.

 Quando il pullman si arresta per la consueta foto ricordo, mi prende una grande emozione nel ricordare che, nel maggio 2012, con Paolo e Tiziano, in sella alle nostre bike, passavamo da quel punto, nella nostra avventura in Marocco.

Il passo è una barriera naturale tra le regioni più fertili del paese e le zone aride del deserto. Percorrerlo, ti permette di ammirare piccoli villaggi aggrappati alle montagne, offrendo uno sguardo autentico sulla cultura berbera locale. Inoltre, questa strada ricca di tornanti e viste mozzafiato fa parte di un'antica rotta carovaniera che un tempo collegava le fertili regioni marocchine con le oasi pre-sahariane, rendendola non solo un percorso panoramico, ma anche un viaggio attraverso la storia.




 



 

 

 

Ait Ben Haddou, l’autenticità dell’anima berbera

giovedì 8 ottobre 2026 - Marocco, una storia millenaria 

Ait Ben Haddou sorge a circa 30 chilometri da Ouarzazate, ai piedi dell’Alto Atlante, nella valle dell’Ounila. Si tratta di un ksar, un villaggio fortificato tipico delle zone pre-sahariane del Marocco, costruito interamente in pisé, una miscela di terra e paglia essiccata al sole.

Questa posizione strategica lo ha reso, nei secoli, un crocevia fondamentale per le carovane che trasportavano sale, oro e spezie dal Sahara verso le città imperiali.

Il fascino di questo ksar risiede nella sua autenticità, perchè ha saputo conservare la sua anima berbera. Solo poche famiglie vivono ancora all’interno delle mura originarie, senza elettricità, in un silenzio carico di vento e memorie.

Camminare tra i vicoli significa perdersi in un labirinto di rampe, scale in terra battuta, archi e passaggi segreti. Ogni angolo è uno scorcio da cartolina, ogni porta un invito alla meraviglia.

Ait Ben Haddou ha prestato la sua autenticità a kolossal come Il Gladiatore, Il gioiello del Nilo, Lawrence d’Arabia, Il Trono di Spade, resi vivi dalla luce del deserto e dalla polvere rossa che tinge l’aria.

Si attraversa il fiume (di solito in secca) tramite un ponte pedonale. Sulla sinistra piccoli negozi e botteghe di artigianato. Superato l’ingresso, si cammina con l’istinto, con il cuore che guida i passi e gli occhi che cercano la luce tra le mura d’argilla. Le stradine si intrecciano come i fili di un antico tappeto berbero, salendo dolcemente verso la cima.

Qui si trova la parte più antica e meglio conservata, il cuore pulsante dove tutto ha avuto inizio. Qui l’architettura si fa ancora più affascinante: le mura sembrano scolpite nella terra, i dettagli delle torri e dei bastioni raccontano di un passato in cui questo luogo era rifugio, difesa e centro vitale per le comunità carovaniere.

Davanti si distende la valle dell’Ounila, un mosaico di palmeti verdi e deserti di pietra bruciata, solcata da antichi sentieri e punteggiata da piccole costruzioni in terra cruda. La vista è mozzafiato in ogni momento del giorno, ma è al tramonto che il luogo si trasforma.

Quando il sole inizia a calare, la luce calda e radente accende le pareti del ksar di toni dorati e ramati, creando giochi di ombre che sembrano danzare sulle facciate. È un’esperienza profondamente contemplativa ed emozionante.