domenica 4 ottobre 2026 - Marocco, una storia millenaria
Meknes è la più recente delle quattro città imperiali e fu la capitale del Marocco sotto il regno di Moulay Ismail ibn Sharif (1672 – 1727), prima che lo diventasse Fès, fino al 1912 e poi, durante la dominazione francese, Rabat.
La città è stata storicamente sede di una cospicua comunità ebraica, che accolse un vasto gruppo di sefarditi cacciati dalla Spagna nel XV secolo, che, mescolandosi agli ebrei indigeni arabofoni, adottarono dialetti arabi. La comunità contava 9521 unità nel 1936, saliti a 15000 nel 1951. La comunità, incoraggiata da agenti sionisti legati all'Agenzia ebraica e poi dal Mossad, è emigrata in massa verso Israele e la Francia tra gli anni 1950 e 1960.
Di Bab Mansour , una delle porte più belle del Marocco, completata nel 1732 dal figlio Moulay Abdellah, si dice che il suo nome, “Mansour”, si riferisca all’artigiano che ne progettò la decorazione, un architetto che si convertì all’Islam secondo la tradizione orale. Massicce colonne di marmo bianco, lampade di rame e ricchi ornamenti.
Heri es-Souani è uno dei progetti architettonici più smisurati del sultano, che immaginava Meknès come una 'Versailles del Sud' capace di rivaleggiare con le maggiori capitali del suo tempo. Questo vasto complesso univa granai per i cereali e scuderie reali, concepiti per garantire l'autosufficienza della città imperiale in caso di assedio prolungato. La leggenda narra che il sito potesse ospitare e nutrire fino a 12.000 cavalli.
L'ingegnosità del luogo risiede nei suoi muri spessi diversi metri e nei suoi stretti lucernari, che mantenevano una temperatura fresca e costante all'interno per conservare le derrate.