mercoledì 1 luglio 2026

Diario della Settimana

domenica 28 giugno 2026 - Che sarà della mia vita… 

. Settimana abbastanza piatta 

. Prove Deliranti

. Settimana di cammino 22-28: 44979 passi

. Piscina: 4 giorni (un’oretta)

. Serata “Chitarre per Sognare” 

. Tentativo di montagna “Bocca di Selva” il mondo in libertà 


 

martedì 30 giugno 2026

Via Riva Fonda

martedì 30 giugno 2026 - Good Morning Caldiero 

Condivido e faccio mio il contenuto della lettera dell’amico Flavio, che qui riporto integralmente, ma che apparirà anche sul giornale caldierese L’EXTRA di luglio ’26.

Spero che in questo appiattimento di valori e contenuti, ci sia qualcuno che levi fermamente la voce perchè non tutto sia lasciato a una forma di progresso che va a estirpare il nostro passato e la nostra storia.

 
Oggetto
Il rifacimento dell'area di sosta e del capitello storico: 
una ferita all'identità urbana.
Gentile Direttore, 

desidero porre all’attenzione dei Suoi lettori alcune considerazioni critiche in merito al recente intervento di rinnovo urbanistico che ha interessato l’area triangolare di sosta sita in via Riva Fonda, uno spazio delicato che custodisce un capitello storico particolarmente caro alla nostra comunità.

Se da un lato non si può che accogliere con favore l’interesse delle istituzioni verso il decoro e la riqualificazione urbana, dall'altro non si può tacere la netta discrepanza tra le dichiarate intenzioni di "congruenza" architettonica e la realtà dell’opera realizzata. Il precedente assetto dell’area, risalente a quarant’anni fa, non era affatto privo di pregio, ma esprimeva un preciso valore testimoniale e progettuale: l'utilizzo del mattone a vista costituiva un colto e voluto richiamo filologico alla vicina fornace storica e alla base del capitello stesso, come rimarcato dal pittore Gonzato. Quel progetto declinava la tradizione manifatturiera locale in chiave moderna, offrendo uno spazio coerente, simmetrico e funzionale al decoro e alla sosta.

Il nuovo assetto, al contrario, introduce una profonda frattura identitaria e funzionale, per ragioni che investono sia la scelta dei materiali sia la fruibilità collettiva:

1. Sradicamento della memoria materiale: La sostituzione della storica pavimentazione in mattoni con il ghiaino lavato annulla il legame visivo e culturale con l'antica tradizione della fornace. Il risultato è l'omologazione di uno scorcio storico a formule standardizzate, tipiche di una lottizzazione contemporanea di periferia.

2. Incongruenza del rivestimento in corten
: L’impiego dell’acciaio corten per rivestire la seduta dell'aiuola, inserito a ridosso di murature antiche e case storiche, appare come un paradosso teorico se giustificato come scelta "storicizzante". Oltre al discutibile impatto estetico, tale materiale azzera la funzione stessa della struttura: esposto agli agenti atmosferici e alle escursioni termiche stagionali, l'acciaio diventa inutilizzabile per i passanti a causa delle temperature estreme che raggiunge.

3. Privazione dello spazio pubblico e di aggregazione: L'eliminazione della seduta contrapposta, posta di fronte al capitello, priva la cittadinanza dell'unico punto di sosta, raccoglimento e contemplazione del manufatto sacro. Quello che era un piccolo luogo di aggregazione di quartiere è stato di fatto declassato a mero spartitraffico decorativo.

Risolvere una prolungata carenza di manutenzione ordinaria – che per decenni avrebbe richiesto investimenti minimi – attraverso la totale cancellazione del disegno originario non significa restituire decoro. Significa, purtroppo, impoverire il paesaggio urbano della sua memoria storica, sia recente che passata. 

Mi auguro che questa riflessione possa stimolare un dibattito pubblico e spingere l'Amministrazione a riesaminare le scelte adottate. È ancora possibile intervenire per ripristinare quegli elementi di materialità (il mattone) e di reale fruibilità (le sedute) capaci di restituire alla comunità uno spazio autenticamente coerente, vivo e rispettoso della propria storia.
RingraziandoLa per lo spazio che vorrà concedere a questa segnalazione, porgo i miei più cordiali saluti.                                         Flavio Boscagin

 












domenica 21 giugno 2026

Diario della Settimana

domenica 21 giugno 2026 - Che sarà della mia vita… 

. Lucrezia, quest’anno in terza liceo scientifico 

. Ricevute 25 copie del “Travel Blogger” 

. Settimana di cammino 15-21: 62.589 passi 

. Iniziato a frequentare la piscina: 3 giorni 

. Compleanno Giorgio e amici: Caffè La Crepa (Isola Dovarese) 

. Giornata sul Brenta col Burchiello e visita Ville. 


Villa Foscari “Malcontenta” - Mira

domenica 21 giugno 2026 - Sensi & Sensazioni 

La villa che Andrea Palladio realizza per i fratelli Nicolò e Alvise Foscari intorno al 1559, sorge come blocco isolato e privo di annessi agricoli ai margini della Laguna, lungo il fiume Brenta. 

Più che come villa-fattoria si configura quindi come residenza suburbana, raggiungibile rapidamente in barca dal centro di Venezia. La famiglia dei committenti è una delle più potenti della città, tanto che la residenza ha un carattere maestoso, quasi regale, sconosciuto a tutte le altre ville palladiane, cui contribuisce la splendida decorazione interna, opera di Battista Franco e Gian Battista Zelotti. 

La villa sorge su un alto basamento, che separa il piano nobile dal suolo umido e conferisce magnificenza all’edificio, sollevato su un podio come un tempio antico. 

Nella villa convivono motivi derivanti dalla tradizione edilizia lagunare e insieme dall’architettura antica: come a Venezia la facciata principale è rivolta verso l’acqua, ma il pronao e le grandi scalinate hanno a modello il tempietto alle foci del Clitumno, ben noto a Palladio. 

Le maestose rampe di accesso gemelle imponevano una sorta di percorso cerimoniale agli ospiti in visita: approdati davanti all’edificio, ascendevano verso il proprietario che li attendeva al centro del pronao. La tradizionale soluzione palladiana di irrigidimento dei fianchi del pronao aggettante tramite tratti di muro viene sacrificata proprio per consentire l’innesto delle scale. 

La villa è una dimostrazione particolarmente efficace della maestria palladiana nell’ottenere effetti monumentali utilizzando materiali poveri, essenzialmente mattoni e intonaco. 

Come è ben visibile a causa del degrado delle superfici, tutta la villa è in mattoni, colonne comprese (tranne quegli elementi che è più agevole ricavare scolpendo la pietra: basi e capitelli), con un intonaco a marmorino che finge un paramento lapideo a bugnato gentile, sul modello di quello che compare talvolta sulla cella dei templi antichi. 

La facciata posteriore è uno degli esiti più alti fra le realizzazioni palladiane, con un sistema di forature che rende leggibile la disposizione interna; si pensi alla parete della grande sala centrale voltata resa pressoché trasparente dalla finestra termale sovrapposta a una trifora.





 

 

 

Villa Widmann - Mira

domenica 21 giugno 2026 - Sensi & Sensazioni 

Tipica residenza estiva del ‘700 con il suo delizioso parco; un vero gioiello della Riviera del Brenta. 

Il palazzo è il risultato di una profonda trasformazione eseguita dai Widmann intorno al 1750 sul precedente insediamento degli Sceriman progettato dall’architetto Tirali; ciò spiega lo stile leggermente rococò della residenza principale. 

All’interno il ciclo decorativo celebra le glorie di questa importante famiglia tedesca, i Widmann, trapiantata a Venezia dalla Carinzia, dalla fine del ‘500 e iscritta nel libro d’oro della nobiltà veneziana nel 1646. 

Particolare attenzione meritano l’affresco della “gloria della famiglia Widmann” attribuito al Guarana e quello del “ratto di Elena” dell’Angeli, visibili nella bellissima sala delle feste. 

La famiglia Widmann è inoltre ricordata per aver commissionato molte commedie al grande Carlo Goldoni, fra queste il celebre ciclo delle “Smanie per la villeggiatura”. Nei Widmann conferì il casato dei Rezzonico che si estinse con Carlo, papa Clemente XIII. 

Anche i Widmann si estinsero aIla metà di questo secolo con Elisabetta Widmann Rezzonico, sposa del senatore conte Piero Foscari di cui rimane lo stemma di bronzo nel timpano curvilineo della facciata.

Splendido il parco, la barchessa e le altre presenze.
 





 
 


Villa Pisani Reale di Stra

domenica 21 giugno 2026 - Sensi & Sensazioni

La più grandiosa Villa della Riviera del Brenta fu eretta nel XVIII secolo su commissione della ricca e prestigiosa famiglia veneziana dei Pisani che possedeva molteplici proprietà nel territorio. 

L’opera, iniziata già dal 1735, era stata commissionata dal doge Almorò Pisani all’architetto padovano Girolamo Frigimelica che eseguì però solo le scuderie e alcune decorazioni sul giardino; il progetto vero e proprio fu infatti eseguito dall’architetto Francesco Maria Preti. 

Con la caduta della Serenissima la villa fu venduta a Napoleone Bonaparte che la donò al viceré d’Italia Eugenio Beauharnais; nel 1814 passò all’imperatore d’Austria e infine nel 1866 ai Savoia che nel 1882 la cedettero al demanio. 

La monumentale costruzione è a pianta rettangolare, con due cortili interni, divisi dal colonnato che sorregge il maestoso salone da ballo.

La villa si presenta con una facciata principale di straordinaria imponenza: il corpo centrale è attraversato da una balconata sostenuta da quattro monumentali cariatidi. Dalla balconata si innalzano poi otto semicolonne di ordine corinzio. Su un cornicione ornato da festoni fioriti sostenuti da putti, si alza un timpano triangolare ornato da statue. 

Più mosse e articolate le architetture e i decori barocchi del Parco, le scuderie e le torrette disseminate lungo la recinzione. Un lungo specchio d’acqua si estende rettilineo dinanzi alla facciata nord della villa ed è opera relativamente recente. 

A destra e a sinistra della villa due scenografiche cancellate in ferro battuto introducono al Parco. Non lontano dalla cancellata di destra, fra le siepi, si scorge la statua marmorea raffigurante “Apollo” eseguita intorno al 1718 da Giovanni Bonazza. 

Nel parco, al centro di un monticello, si trova la “casa dei freschi” cioè la ghiacciaia. 

In direzione Nord-Est si nota il muro di cinta e l’ingresso dell’arancera. 

Di fronte alla villa, dopo la lunga vasca, si trovano le scuderie, la più importante costruzione del Frigimelica nel parco.