giovedì 5 febbraio 2026
…Franco era nato in Alessandria d'Egitto, figlio d'un maestro di violino italiano (orchestra della Scala, Cairo symphony orchestra) con ascendenze ebraiche. Il nonno paterno era un fervente anarchico livornese, più volte "tormentato" dal regime fascista. La fuga in Egitto fu l'unica chance for Perugia's family survival dalle violente purghe fasciste contro gli avversari del regime e dalle famigerate leggi razziali.
Franco studiò dai Salesiani al Cairo. Suonava bene il pianoforte. Si laureò a Bologna. Lavorò tra grandi marchi: Volkswagen, Porsche, AlfaRomeo, Eni, CocaCola, Nestlè, Glaxo, Mavellia MSL ecc.
Aveva una piccola casa vicino a Cernobbio (Como), in riva al lago. Adorava la vela, soprattutto nell'ora di mezzogiorno, quando spira la Breva. È una tipica brezza del lago di Como, puntuale come un orologio svizzero, di breve durata ma intensa presenza in poppa da sud all"ora di pranzo.
La rotta di Franco non fu mai temeraria: il senso del limite e l'assennata prudenza erano i suoi rigorosi comandamenti. Non aveva una religione (per convinzione o per convenzione). Credeva in quel mistero che, qual sacra, inspiegabil emanazione, promana da ciò che è BUONO E BELLO (ΚΑΛΟΣ ΚΑΙ ΑΓΑΘΟΣ). Amava l'intuizione e la conoscenza, indistintamente, senza pregiudizi, senza riserve a priori. Era un curiosissimo, umanissimo, modernissimo alchimista, tris-magister arbiter della potenza della parola.
Ho avuto l’onore e il piacere di lavorare con Lui e con Luigi Scrinzi e ci siamo trovati a Milano, Venezia, Roma, e perfino a Baku, su problematiche ostiche, qualche volta impossibili, ma sempre interessanti e avvolgenti.
E sempre da Lui ho ricevuto insegnamento e professionalità. Grazie Franco e che ti sia lieve il tuo percorrere l’infinito!
“Nell’ultima tua barca nuova sei adagiato
come un albero Maestro in attesa
dell’adorata Breva di mezzogiorno.
Il lino spiegato è pronto a tendersi,
tra le tue mani di pianista,
per accogliere i refoli di conoscenza,
indistinta fame che guida la tua rotta:
sicura, lacustre, mai sconsiderata.
Alla via così, amico caro, mio Bapu
ché sei vivo dentro di noi, tuoi discepoli.
Veleggia sui tetti delle nostre case orfane,
caro figlio di violinista errante.
E dirigi la barra verso il tuo mistero,
del buono e del bello, in cui credesti e credi,
uomo giusto che non dimenticheremo”.
(Luigi)
















































