martedì 10 dicembre 2013

Tanzanìa - Dar es Salaam

giovedì 14 novembre 2013 - Caribuni Mlali

Alla fine del nostro lavoro alla missione di Mlali, ci concediamo tre giorni di relax per visitare Dar e fare un tuffo nel mitico oceano. Eccoci pertanto sull’autobus di linea che collega le due capitali e che in otto ore sofferte, ci scarica nella metropoli (oltre 3.000.000 di abitanti).

Dar es Salaam (in arabo "casa della pace") è la più grande città della Tanzanìa, il principale polo economico e il primo porto del paese.
Pur avendo perso lo status di capitale nel 1996, formalmente sostituita da Dodoma, Dar ospita tuttora la maggior parte delle funzioni amministrative del paese, oltre a essere capoluogo della regione omonima.
Si affaccia sull'Oceano Indiano, su una baia naturale antistante il tratto di mare compreso fra le isole di Zanzibar e Mafia e, pur essendo la città più sviluppata della Tanzania, mantiene tuttora l'atmosfera e l'aspetto tipico della città coloniale. I grattacieli e i grandi viali presenti in alcuni quartieri costituiscono un'eccezione; la maggior parte degli edifici sono bassi, le vie polverose e affollate, e le palme e le mangrovie dominano ancora la costa. Nel porto attraccano grandi navi da crociera e mercantili, ma anche i dhow a vela e le canoe dei pescatori.

Una città caotica che non offre particolari attrattive. Attraversiamo due volte la baia, con il battello per Kigamboni, con lo sfondo dello skyline del downtown della città e possiamo immegerci per un po’ nel traffico e nella confusione, visitando il mercato del pesce e assaggiando curiosità e specialità culinarie offerte dalle bancarelle ai bordi della strada: ananas, manghi, crostacei fritti e polipi a tocchetti, decorati con polveri rosse e piccanti e tante altre leccornie che richiamano passanti forse affamati o deliziati dal loro profumo e colore. Siamo attratti dai mercati che, ovunque, si materializzano ai nostri occhi, nella più grande confusione di gente e merci, allineate e destinate ai locali e a pochi improbabili turisti.























martedì 3 dicembre 2013

Un bene indispensabile

domenica 10 novembre 2013 - Caribuni Mlali

Era il 1982 quando, 22 volontari di Siena, organizzarono un campo di lavoro di due mesi per costruire un acquedotto di 3 chilometri che, dalla montagna di Mlali, portava quel bene indispensabile sino alla gente del villaggio e della realizzanda missione.

La curiosità di sapere cosa bevevamo ogni giorno e il pomeriggio libero da impegni di lavoro ci ha spinto a visitare quell’opera tanto indispensabile all’esistenza di una comunità. 
Con la guida di fratel Pio, la dolce compagnia di Jovina, responsabile delle fisioterapiste che seguono i bambini e la voglia di un po’ di moto, eccoci ad affrontare quel pomeriggio di sole e avventura tra sterpi e spine sino ad arrivare all’oasi verde che circondava la sorgente e il pozzo di 130 metri, che permette di trasformare a valle una terra arida e desolata in oasi di verde e orti di frutta e verdura.















lunedì 2 dicembre 2013

In giro per Mlali

 sabato 9 novembre 2013 - Caribuni Mlali

Smesso l’abito da lavoro, ci trasformiamo in turisti, armati di buona volontà, girando per i vari villaggi che compongono il comprensorio di Mlali, nel raggio di una decina di chilometri.
La natura si presenta in un paesaggio che ti colpisce sino all’innamoramento: le piste polverose e percorse da interminabili file di eterogenei personaggi, quasi sempre carichi sino all’inverosimile di taniche d’acqua, impossibili da movimentare, se non con escamotage davvero geniali; la terra rossa finissima, ottima per campi da tennis europei, ma che ti ricopre e ti penetra senza alcun permesso; una vegetazione sofferente e incomprensibile, continuamente alla ricerca di sopravvivenza in un’acqua per lunghi periodi desiderata. 










Tutti i ragazzini al grido di “ciao, pi-pi” (richiesta di caramelle), ti assaltano sorridenti e festosi, ma la nostra deontologia professionale, vuol spiegare, senza naturalmente farsi capire, come i loro denti ne andrebbero a soffrire, e quindi ce li trasciniamo dietro per chilometri in dialoghi tra sordi. 










Forse la notizia che veniamo dalla missione, forse il colore della nostra pelle o forse il carattere dei tanzaniani, sempre allegro e sorridente, rende il nostro girovagare un continuo incontro felice con personaggi interessanti.
Chiunque incroci sulla pista, ti saluta con entusiasmo; noi rispondiamo alla loro maniera, massacrando la loro lingua, ma intrecciando rapporti che, nel passare dei giorni, instaurano un’amicizia disinteressata. Riconoscendoci, fanno sfoggio delle parole imparate nel tempo con i contatti italiani avvicendatisi da quelle parti, dando vita a dialoghi impossibili tra il loro italiano e il nostro swahili.