lunedì 6 gennaio 2014

Roma


martedì 31 dicembre 2013 - Andar per Città

E' una città affascinante persino con la pioggia, quando rimbalza sulle sue vie lastricate di porfido. E' stimolante al mattino, con la fragranza di una colazione rubata alla fretta, è romantica al tramonto, quando il sole s’infrange sui tetti delle cupole, è frizzante la sera, quando il mondo invade le sue antiche osterie, è elegante di notte quando la luna fa capolino e si specchia nelle sue mille fontane.
In questa città tutto è eterno, come i ricordi e le emozioni che ognuno porta dentro di sè.
Scoprire e gustare Roma deve essere fatto rigorosamente a piedi, perché ogni angolo della città è magico ed è un peccato cedere alla pigrizia.


Colonna di Marco Aurelio eretta tra il 176 e il 192 per celebrare, forse dopo la sua morte, le vittorie dell'imperatore romano Marco Aurelio (161-180) ottenute sulle popolazioni germaniche dei Marcomanni, dei Sarmati e dei Quadi. Alta 29,617 metri, è ancora nella sua collocazione originale davanti a Palazzo Chigi e dà il nome alla piazza nella quale sorge, piazza Colonna.



Palazzo Chigi, sede, dal 1961, del governo italiano e residenza del presidente del Consiglio dei ministri.



Cristo Redentore o Cristo della Minerva, scolpito da Michelangelo tra il 1475 e il 1564, appoggiato ad una croce in una posa di studiata torsione, dall’anatomia perfetta. Fu parzialmente “velata” in seguito al Concilio di Trento con l’aggiunta di un pudico drappeggio sulle sue nudità. Basilica di Santa Maria sopra Minerva.






Il Pantheon, costruito come tempio dedicato alle divinità dell'Olimpo, dai romani viene chiamato amichevolmente la Rotonna, da cui anche il nome della piazza antistante. L’edificio è inscrivibile in una sfera perfetta. L'altezza dell'edificio è uguale al suo diametro e misura 43,44 m per 43,44 m. All'inizio del VII° secolo il Pantheon è stato convertito in basilica cristiana, chiamata Santa Maria della Rotonda e gode del rango di Basilica minore.





Sant'Eustachio, Il Caffè è un'antica torrefazione a legna nata negli anni trenta, situata di fronte al Senato della Repubblica italiana, a un passo da piazza Navona e dal Pantheon.



Piazza Navona è una delle più celebri piazze di Roma. La sua forma è quella di un antico stadio, e venne costruita in stile monumentale per volere di papa Innocenzo X.




San Luigi dei Francesi è un luogo di culto cattolico che affaccia sulla piazza omonima, non distante da piazza Navona, nel rione Sant'Eustachio. È la chiesa nazionale dei francesi di Roma dal 1589.  Nella quinta cappella della navata di sinistra (cappella Contarelli) vi sono tre capolavori assoluti del Caravaggio: il Martirio di San Matteo, San Matteo e l'angelo e Vocazione di San Matteo.



Campo de' Fiori è una piazza tra via dei Giubbonari e piazza della Cancelleria. Giovedì 17 febbraio 1600 vi fu arso vivo il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, accusato di eresia. 
Dal 1869 la piazza è sede di un vivace e pittoresco mercato, la cui atmosfera popolare è ben resa dal noto film Campo de' fiori del 1943, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi.
Campo de' Fiori è l'unica piazza storica di Roma dove non è presente una chiesa.



La Colonna traiana celebra la conquista della Dacia da parte dell'imperatore Traiano: rievoca infatti tutti i momenti salienti di quella espansione territoriale. Si tratta della prima colonna coclide mai innalzata. 



Aula Nervi, aula Paolo VI, è un vasto auditorium nei pressi della Basilica di San Pietro in Vaticano. L'edificio si trova a cavallo tra lo Stato italiano e quello vaticano, in un'area italiana però soggetta ad extraterritorialità a favore della Santa Sede.



Fontana del Tritone, in Piazza Barberini. È opera di Gian Lorenzo Bernini.



Fontana di Trevi è la più grande e una fra le più note fontane di Roma; è considerata una delle più celebri fontane del mondo. Progettata da Nicola Salvi e adagiata su un lato di Palazzo Poli, è stata inaugurata nel 1735 e appartiene al tardo barocco.



Palazzo del Quirinale sorge sull'omonimo colle e si affaccia sull'omonima piazza. È la residenza ufficiale del presidente della Repubblica Italiana e uno dei simboli dello Stato italiano.



Castel Sant'Angelo detto anche Mausoleo di Adriano, collegato allo Stato del Vaticano attraverso il corridoio fortificato del "passetto". Situato sulla sponda destra del Tevere, di fronte a ponte Sant'Angelo.



Le chiese gemelle, come vengono chiamate Santa Maria in Montesanto (1675) e Santa Maria dei Miracoli (1678), in piazza del Popolo.



Il Pincio è un colle a nord del Quirinale, e guarda sul Campo Marzio. Diverse ville e giardini occupano il colle, compresa Villa Borghese. 






San Pietro in Vincoli, è una basilica di Roma chiamata anche basilica eudossiana dal nome della fondatrice, l'imperatrice romana Licinia Eudossia, ed è nota soprattutto per ospitare la tomba di Giulio II° con il celebre Mosè di Michelangelo.



Tempio di Adriano, un tempio romano in piazza di Pietra. 



Campidoglio, uno dei sette colli su cui venne fondata Roma, è anche la sede del Comune della città



Il Vittoriano è il monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, in piazza Venezia. Viene spesso chiamato Altare della Patria, da quando esso accoglie il Milite Ignoto.



Trastevere è il quartiere dove nacque e si sviluppò il popolo romano. Casa del poeta Belli, ispirazione di Trilussa, è il cuore di Roma.








domenica 5 gennaio 2014

Philomena di Stephen Frears

domenica 5 gennaio 2014 - Andiamo al Cinema



(Giancarlo Zappoli)
Irlanda, 1952. Philomena resta incinta da adolescente. La famiglia la ripudia e la chiude in un convento di suore a Roscrea. La ragazza partorirà un bambino che, dopo pochi anni, le verrà sottratto e dato in adozione. 
2002. Philomena non ha ancora rinunciato all'idea di ritrovare il figlio per sapere almeno che ne è stato di lui. Troverà aiuto in un giornalista che è stato silurato dall'establishment di Blair e che accetta, seppur inizialmente controvoglia, di aiutarla nella ricerca. Gli ostacoli frapposti dall'istituzione religiosa saranno tanto cortesi quanto depistanti ma i due non si perdono d'animo.
Stephen Frears racconta in questo suo riuscitissimo film la storia vera di una madre alla ricerca del figlio perduto che Martin Sixsmith ha reso nota con il libro "The lost Child of Philomena Lee" che, pubblicato nel 2009, ha consentito a molte donne di sentirsi sostenute nel raccontare il loro 'vergognoso' passato. Frears di lei dice: "Incontrando la vera Philomena Lee ero sorpreso dal fatto che volesse venire sul set, cosa che ha fatto il giorno in cui veniva girata la scena terribile della lavanderia. Philomena è una donna magnifica, priva di autocommiserazione, che continua ad avere fede nonostante le ingiustizie subite". Sta proprio nella chiusura di questa dichiarazione il senso profondo di un film che sa commuovere, far pensare e anche divertire. Perché sul grande schermo ne abbiamo già viste molte di vicende di madri che cercano i figli loro sottratti nei più diversi modi e Peter Mullan con Magdalene aveva già denunciato nel 2002 l'atroce situazione di queste giovani vite affidate a religiose accecate da una presunta fede. 
Frears però ci fa sapere che Philomena non ha perso la fede (quella vera) e costruisce il suo film (grazie a due formidabili interpreti come Judi Dench e Steve Coogan) proprio sul confronto tra due persone che partono da punti di vista in materia estremamente distanti. Martin giornalista e studioso della storia della Russia non crede in Dio ed ha scarsa fiducia anche negli esseri umani di cui ha assaggiato sulla propria pelle la feroce doppiezza. Philomena non è una donna colta (legge romanzetti d'amore di cui ricorda ogni dettaglio) e avrebbe mille ragioni per essere divenuta una delle atee più rigorose ma non è così. Perché è riuscita, anche nella sofferenza più profonda, a non confondere Dio con coloro che hanno talvolta la pretesa (trasformata in potere prevaricatore e assoluto) di rappresentarlo. 
Philomena e Martin si confrontano e anche si scontrano in materia (anche perché il giornalista non le risparmia mai il proprio scetticismo) ma non si tratta qui di chi abbia ragione o abbia torto. Si tratta piuttosto di un incontro che è sempre possibile quando si è capaci di andare al di là delle barriere che il pregiudizio erige tra le persone. Frears riesce a raccontarlo grazie all'umanità che ha pervaso i suoi film migliori e alle doti di narratore di grande spessore.

Judi Dench

Steve Coogan

Sophie Kennedy Clark


giovedì 2 gennaio 2014

Roma e Obelischi Papali

martedì 31 dicembre 2013 - Sensi e Sensazioni

Roma è la città che conserva il maggior numero di obelischi al mondo. Questi monumenti, in gran parte di origine egiziana, furono trasportati nella capitale dell'Impero romano a partire dall'epoca di Augusto, sotto il cui dominio l'Egitto era stato conquistato. In alcuni casi, con il medesimo granito utilizzato dagli Egizi furono realizzati obelischi direttamente in epoca romana.
Roma possedeva anche l’obelisco di Axum, che è stato restituito all'Etiopia nel 2005.

Obelischi di Sisto V
Vaticano, nella sua collocazione originaria.
Realizzato in granito rosso, svetta per un'altezza di 25,5 metri e con il basamento e la croce raggiunge quasi i 40 metri.
Di origine egiziana, è privo di geroglifici e proviene, secondo Plinio, dalla città di Heliopolis.


Esquilino, situato in piazza Esquilino, alle spalle dell'abside della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Ha un'altezza di 14,75 metri e con il basamento e la croce raggiunge i 25,53 metri.
Fu realizzato probabilmente all'epoca di Domiziano.


Lateranense, situato in piazza San Giovanni in Laterano.
Con la sua altezza di 32,18 m (con il basamento e la croce raggiunge i 45,70 m) è l'obelisco monolitico più alto del mondo. Fu realizzato all'epoca dei faraoni Tutmosis III e Tutmosis IV (XV secolo a.C.) e questo lo rende l'obelisco più antico di Roma. 


Flaminio, in piazza del Popolo.
Ha una altezza di 24 metri, e con il basamento e la croce raggiunge i 36.50 metri. Fu realizzato all'epoca dei faraoni Ramesse II e Merenptah (XIII secolo a.C.) e collocato nel tempio del Sole di Eliopoli in Egitto; venne portato per volere di Ottaviano Augusto a Roma nel 10 a.C.


Obelisco di Innocenzo X
Agonale, fa parte della Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona. Ha una altezza di 16,53 metri, e con la fontana, il basamento e la colomba sulla cima supera i 30.
Fu realizzato all'epoca dell'imperatore Domiziano imitando i modelli egiziani e copiando i geroglifici.


Obelischi di Pio VI
Quirinale, in piazza del Quirinale, dove fa parte della fontana dei Dioscuri. Ha un'altezza 14,63 metri e con il basamento raggiunge 28,94 metri. Realizzato in Egitto con granito rosso di Assuan, fu trasportato a Roma nel I secolo d.C., probabilmente all'epoca di Domiziano.


Sallustiano, situato in piazza Trinità dei Monti e dominante la scalinata di piazza di Spagna. Misura 13,91 metri di altezza, 30,45 con il basamento. Fu realizzato in epoca romana imperiale ad imitazione degli obelischi egiziani, copiando geroglifici dei faraoni Seti I e Ramesse II dell'Obelisco Flaminio. 


Montecitorio, collocato in piazza Montecitorio. Originariamente realizzato all'epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.C.), nella città di Eliopoli in Egitto. Fu portato a Roma nel 10 a.C. da Augusto, insieme all'Obelisco Flaminio, e collocato come gnomone della meridiana di Augusto in Campo Marzio.





Roma e Isola Tiberina

martedì 31 dicembre 2013 - Sensi e Sensazioni

All’altezza del ponte Garibaldi, la monotonia del Tevere viene spezzata dall’apparire dell’isola Tiberina, bellissima passeggiata nella Roma medievale.



L’isola, lunga poco più di 300 metri e larga non più di 90, è collegata alle sponde del Tevere da due ponti: verso Trastevere dal ponte Cestio e, in direzione del Ghetto dal ponte Fabricio, edificato nel 62 a. C., chiamato ponte Quattro Capi, per le erme romane che ne ornano i parapetti
Ha la forma di una nave, da qui la leggenda che l’isola sorge nel posto di un’imbarcazione sommersa.
Nel medioevo l’sola divenne un ricovero per malati gestito da frati, e ancora oggi, troviamo l’ospedale “Fatebenefratelli” nato nel 1584.

Dal ponte Fabricio si ha la bellissima vista del Tempio Maggiore, principale sinagoga di Roma, una delle più grandi d'Europa.


La chiesa di San Bartolomeo edificata intorno all'anno mille, conserva un campanile romanico del XII° secolo con trifore e colonnine.


Percorrendo poi via della Lungarina, verso Trastevere, si incontra la chiesetta di San Benedetto in Piscinula nella omonima piazza, con la particolarità e la sorpresa del più piccolo campanile di Roma (del XII° secolo).





Roma e Pulcino della Minerva

martedì 31 dicembre 2013 - Sensi e Sensazioni

Il piccolo elefante di pietra che regge l’obelisco, col Pantheon sullo sfondo, si trova sul sagrato della chiesa medievale di Santa Maria sopra Minerva, che deve il suo nome ai resti di uno scomparso tempio dedicato a Minerva, la dea della sapienza. 


E’ noto anche come “il Pulcin della Minerva” (dove pulcin sta per porcino) ed è uno dei tredici antichi obelischi di Roma.



Nel 1665, nel giardino di proprietà del convento domenicano, annesso alla chiesa di Santa Maria, fu rinvenuto un piccolo obelisco, alto circa 5 metri e mezzo, con iscrizioni in geroglifici sui quattro lati. 
Papa Alessandro VII decise di farlo erigere davanti alla chiesa e per poter scegliere una base per il monumento furono interpellati diversi architetti di fama. Uno di essi era il domenicano, Domenico Paglia e secondo il suo progetto, l'obelisco avrebbe dovuto poggiare su sei piccoli colli (gli stessi "montini" che apparivano nello stemma di famiglia dei Chigi, a cui Alessandro VII apparteneva), con un cane a ciascuno dei quattro angoli. Il cane era il simbolo dei domenicani, i quali dal latino Dominicanes venivano anche chiamati Domini canes, cioè "i cani del Signore", per sottolinearne la fedeltà.
Il papa però respinse quel progetto, poiché ciò a cui mirava non era un monumento autocelebrativo, ma un simbolo della Divina Saggezza, che richiamasse l'antico significato di quel luogo.
Fu dunque interpellato Gianlorenzo Bernini e venne scelto l'elefante, quale rappresentazione simbolica della forza: “è necessaria una robusta mente per sorreggere una solida sapienza” dice l'iscrizione su uno dei lati del monumento.





Nel suo progetto originale però l'animale non aveva alcun sostegno, quindi il peso dell'obelisco avrebbe gravato interamente sulle zampe dell'elefante. Padre Paglia, piuttosto invidioso dopo che la sua idea era stata scartata, obiettò, in accordo con i canoni classici, che "nessun peso perpendicolare avrebbe dovuto poggiare sul vuoto perché non sarebbe stato solido né durevole", 
Bernini si oppose fieramente a questa modifica, avendo oltretutto già realizzato altre opere nelle quali elementi pesanti gravavano su spazi vuoti (vedi la sua famosa Fontana dei Fiumi a piazza Navona), ma il papa decise comunque che il supporto avrebbe dovuto essere aggiunto.
Per questa ragione, dopo il suo innalzamento nella piazza, l'11 luglio 1667, la gente cominciò a chiamarlo il “Porcino della Minerva”. In seguito trasformatosi in “Pulcino” forse per un semplice motivo fonetico. 
Bernini meditò una vendetta per castigare il domenicano che aveva osato sfidarlo: nella versione definitiva, disegnò l'elefante in modo che puntasse le terga verso il vicino convento, con la coda leggermente spostata, come a salutare padre Paglia e gli altri frati in maniera piuttosto ...scurrile!
La beffa non passò inosservata tanto che monsignor Sergardi scrisse il celebre epigramma: "Vertit terga Elephas, versaque proboscide clamat: Kiriaci fratres hic ego vos habeo"; ovvero: "L'elefante volge le terga e grida con la proboscide rivolta all'indietro: frati domenicani, qui mi state".


La sistemazione berniniana dell'obelisco fu replicata nel XVIII secolo da Giovanni Battista Vaccarini in piazza Duomo a Catania, ed è perciò presente anche nello Stemma della città.


mercoledì 1 gennaio 2014

“Il Papa e le esortazioni che nessuno ascolta” di Maurizio Chierici

mercoledì 1 gennaio 2014 - Pensieri e parole da condividere

La voce del Papa dei poveri accarezza la buona volontà di chi ascolta davanti a San Pietro. Migliaia e migliaia col rimorso per egoismi da dimenticare. Ma dove la piazza finisce la folla ritrova la praticità che obbliga a fare i conti. Perché non siamo né liberi né uguali. E la cipria degli affari riavvolge le abitudini per un attimo ripudiate. Le gerarchie non ammettono trasgressioni al vangelo delle convenienze.

D’accordo, il Papa fa il suo mestiere quando condanna quel tipo di pace che si affida all’equilibrio degli arsenali nucleari. Ma non considera che le armi fanno girare le Borse, garantiscono occupazione e consumi lievito della modernità. Con la pace non si comprano case, vacanze o l’ultima generazione di tablet. Filosofia Finmeccanica. E l’indifferenza ricomincia fino all’imbarazzo del prossimo Angelus. Nessun capitano d’industria, onorevole o capataz di provincia, prende in considerazione i discorsi di un Francesco fuori dal mondo.

Anche la Casa Bianca di Bush fingeva di non sentire il Wojtyla impegnato a fermare la catastrofe dell’invasione dell’Iraq. Mandava ambasciatori, scriveva lettere: nessuna risposta. Gli occhi timidi di Benedetto XVI tradivano la rassegnazione di chi si rendeva conto di non essere ascoltato. Mentre Francesco annuncia la pace, comincia il massacro di Aleppo, minoranze trucidate nel SudSudan, Beirut brucia, kamikaze che fanno tremare l’ambizione faraonica delle Olimpiadi invernali di Putin. Le cancellerie sussurrano senza alzare un dito.

Il ministro della Difesa Mauro una proposta la fa: chi è nato in Italia da famiglie scappate all’oppressione attraverso deserti, carrette di mare, arroganze razziste dei lombardo devoti, può diventare cittadino italiano se imbraccia le armi del servizio militare. Magari intruppato nelle missioni di pace che sparano nei paesi abbandonati da genitori profughi con l’illusione di trovare una normale dignità. Dignità trascurata dai programmi di sviluppo: 100 milioni di bambini allungano le mani della carità. Dignità negata alle giovani coppie dal lavoro che non c’è. Figli piccoli respinti dagli asili a prezzo d’oro. Dispersi fra nonni e parenti rimbalzano da una casa all’altra costretti al vagabondaggio da strategie che vuotano le casse dello Stato. Chissà se imparano cosa vuol dire famiglia. Mentre la recessione chiude le fabbriche, i ministri della Difesa (La Russa, ammiraglio Di Paola, adesso Mauro) come ascari delle vecchie colonie si inchinano agli ordini delle economie egemoni: riarmarsi per chissà quale apocalisse.

Stiamo pagando i giocattoli della morte, rate da far invidia al dottor Stranamore. Non solo F-35 con testate nucleari: fregate multimissione, velivoli John Strike Fighter, sommergibili nuova generazione, sistema missilistico aria-terra e navale. Non conteggiato lo sperpero della base militare di Gibuti. Quote 2013: 2 miliardi e 530 milioni e il governo taglia scuole e sanità. Miliardi sventolati in faccia al Papa che abbraccia gli straccioni. Capisco il La Russa delle donne che non gli vogliono più bene per la nostalgia della camicia nera; comprensione per l’ammiraglio-ministro cresciuto nella cultura di chi non vive senza il nemico, ma il Mauro di Cl, incenso e ritiri spirituali, come spiega la disobbedienza al pontefice che si mescola alle tasche vuote? Nel messaggio al meeting Cl di Rimini, Francesco ricordava che “il potere economico, politico, mediatico ha bisogno dell’uomo per perpetuare e gonfiare se stesso… manipolando le masse”.

La speranza deve essere finita se il ministro Comunione e liberazione lascia cadere – parole inutili – il buonsenso che scende dal balcone di San Pietro

Il Fatto Quotidiano, 31 dicembre 2013