venerdì 7 gennaio 2022

Eremo di San Cassiano

venerdì 7 gennaio 2022 – Sensi e Sensazioni 

In Lumignano, frazione di Longare (VI), inserito nella parete rocciosa est del Monte Croce, è una costruzione che risale al XVII secolo, eretta inglobando i resti dell'antica chiesa di San Cassiano del VI-VII secolo, che si trovava nell'odierna sala sul lato nord dell'edificio. L'antica chiesa era costruita in corrispondenza di un covolo che fungeva da abside, chiuso da murature, le cui parti inferiori sono stati messe in luce dallo scavo. 

Qui sono state scoperte tredici sepolture, scolpite nella roccia, dieci delle quali ancora visibili. 

La tradizione vuole che qui, nel XII secolo, abbia trovato rifugio per qualche tempo Adelaide di Borgogna, imperatrice dei Franchi e regina d’Italia, sfuggita alla prigionia impostale da Berengario, quando nel 1137 il re Lotario, suo sposo, venne assassinato. Si narra anche che, finché visse, la regina riconoscente inviò doni ai penitenti che qui si ritiravano a pregare. Il complesso divenne proprietà privata della famiglia padovana dei Dottori dal XVII secolo fino alla fine del XVIII, quando passò a Nicolò Leoni che nel 1825 lo cedette alla famiglia Da Schio, alla quale appartiene tuttora.


Sentiero dei Romiti

venerdi 7 gennaio 2022 - Il mio Cammino

Una camminata di circa 15 chilometri in quel di Longare, in provincia di Vicenza, che, partendo dalle seicentesche ville di Costozza, conduce sulla dorsale del monte Brosimo, quindi alla chiesetta di San Rocco per scendere a Lumignano per la valle di San Rocco e l'eremo di San Cassiano. Si compie in circa 4 ore tranquille, con un dislivello di 400 metri. Si parcheggia a Costozza, nella piazzetta di villa Da Schio, di fronte alla “Botte del Covolo”, una vecchia ghiacciaia oggi caratteristica osteria.
 

Diventa inoltre necessario trascorrere un po’ di tempo per gustare i bellissimi scorci che riserva questa frazione.
 

Risale al Duecento lo stupendo Oratorio di Sant'Antonio Abate, monastero francescano soppresso alla metà del '600, che ancora oggi conserva gran parte dell'antica struttura esterna, compreso il piccolo e caratteristico campanile a vela. 

Cominciamo a salire e prendiamo la via che conduce alla chiesa di San Mauro Abate, una delle più antiche pievi benedettine del territorio vicentino (XI secolo, rifatta nel ‘700 dall'architetto F. Muttoni.
 

Una breve variante per visitare il curioso Ponte Marmurio, ponte naturale di roccia e si continua a salire per la stradina inoltrandosi nel bosco. A sinistra, un anfratto roccioso noto come Covolo di Santa Tecla e poi giriamo intorno all'area militare che cinge la sommità del monte, trovandoci completamente immersi nella tipica boscaglia dei Berici.
 

Siamo in Comune di Arcugnano e intravediamo la chiesa di San Rocco sul colmo di un piccolo rilievo che si raggiunge direttamente con una scorciatoia. La chiesetta e l'annessa casa colonica sono in abbandono, vicino si trova un interessante roccolo quasi sommerso dagli alberi non più curati, una struttura fissa per la caccia all'uccellagione viva, molto in voga nel 1600 e 1700. 
 

Cominciamo a scendere sulla strada della dorsale di Villabalzana, prendendo via Vescovana per qualche centinaio di metri finché sulla sinistra si dirama una mulattiera. Continuiamo fino alle case Vescovane quindi, verso destra, saliamo al Monte della Croce (sopra le pareti di Lumignano) e poi scendiamo verso San Cassiano. Incontriamo le interessanti grotte del Brojon e infine giungiamo a Lumignano e quindi l’arrivo a Costozza. 
 




domenica 26 dicembre 2021

Eremo del Monte Rua

domenica 26 dicembre 2021 - Sensi e Sensazioni 

Il famoso eremo si erge sul Monte Rua (416 m), situato nei comuni di Torreglia e Galzignano Terme, sui Colli Euganei. Una strada asfaltata e diversi sentieri portano in direzione dell'Eremo. 

Dal parcheggio prossimo alla cima è inoltre possibile girare attorno alle mura e quindi godere di un panorama a tutto tondo dei Colli Euganei. 

Secondo un’antica leggenda due anacoreti camaldolesi nei primi anni Mille si insediarono sul Monte Rua, dando vita al primo sito religioso. Tra il 1334 e il 1337, con l’arrivo di alcuni monaci benedettini, si un locus dedicato alla Madonna e nel 1339 iniziano i lavori per un monastero più grande e articolato, grazie alla richiesta di San Mattia di Murano, fatta al Vescovo di Padova. In questo periodo, anche con la protezione di alcune famiglie, il monastero si amplia con nuove aree. Nei secoli successivi, riscontriamo un decadimento del sito, sino al 1537, che, con l’arrivo degli eremitani del beato Paolo Giustiniani, si ha una ripresa dell’attività. Fino agli inizi dell’Ottocento il monastero gode di grande splendore, ma con la cacciata dei monaci nel 1806, per l’edificio comincia una lunga agonia. 

Riportato al suo splendore originale, oggi si presenta con una chiesa, tre file di case, quindici celle con annesso orto, racchiusi tra le mura. 

Nell’eremo è in vigore la clausura monastica ed è aperto ai soli uomini e questo, lasciandomi perplesso, mi ha impedito di visitare l’interno!


Praglia e il Pellicano

domenica 26 dicembre 2021 – Sensi e Sensazioni 

Nella Chiesa, cuore del monastero di Praglia (PD), è custodita un’opera d’arte molto interessante: un crocifisso ligneo di scuola giottesca. Per l’attento visitatore, sopra la testa del Cristo, è facile riconoscere l’immagine di un pellicano, il simbolo antichissimo dell’Eucaristia. 

Il Physiologus” (IV secolo), testo base dei trattati allegorici, narra la leggenda del sacrificio dell’uccello, che offre il suo sangue per nutrire i figli, come metafora dell’amore paterno.

La simbologia deriva dal fatto che la femmina nutre i piccoli stritolando i pesci che tiene a macerare nella sacca membranosa che pende dalla mandibola inferiore. Quindi preme il becco contro il petto e ne fa uscire il cibo, dando così l’impressione che si trafigga il costato per farne uscire il sangue con cui nutre i piccoli.

Il pellicano quindi nutrendo con il proprio sangue i suoi cuccioli si allinea alla figura di Gesù, che si sacrifica sanguinante sulla croce, ma proprio grazie a quel sangue salverà l’umanità. 

La tradizione cristiana medievale ha fatto del pellicano un simbolo di Cristo. San Tommaso d’Aquino scrive: “Oh, pio pellicano, Signore Gesù, purifica me, immondo, con il Tuo sangue”. 

Nella pittura italiana del XIV secolo, influenzata dagli Ordini mendicanti, è utilizzato spesso, basta ricordare la Crocifissione (1442) del Beato Angelico in Santa Croce a Firenze o la Crocifissione (1375) di Giusto de’ Menabuoi nel Battistero di Padova.