lunedì 6 aprile 2020

Ancora sul Genocidio ruandese

lunedì 6 aprile 2020 - Sensi e sensazioni

Da: La Stampa - Lorenzo Simoncelli

KIGALI RUANDA
Oltre 25 anni dopo il genocidio, scoperta una diga con 30mila corpi.
Le autorità ruandesi avrebbero trovato una fossa comune alle pendici di una diga non lontana dalla capitale Kigali in cui sarebbero stati interrati circa 30mila corpi.
Persone uccise a centinaia e sepolte durante il sanguinoso genocidio del 1994 tra le etnie Hutu e Tutsi. Numerose le difficoltà nel riesumare i corpi quasi sicuramente vittime della martoriata etnia Tutsi, anche a causa dal blocco delle attività dovute al coronavirus.
Una scoperta che avviene a poche ore di distanza dal 7 aprile, data triste per la storia del Paese, poiché ricorda l’inizio del genocidio quando l’allora presidente Habyarimana fu ucciso in volo facendo
esplodere l’areo in cui si trovava.
In meno di 100 giorni furono trucidate quasi un milione di persone ed è ricordato come uno dei conflitti più sanguinosi degli ultimi 30 anni. Il Ruanda ha registrato 102 casi confermati di Covid-19 e fino al 19 aprile le congregazioni di persone sono vietate per evitare la diffusione del virus, così le celebrazioni di commemorazione delle vittime avverrà attraverso social media e televisione e solo il presidente Paul Kagame insieme al suo Governo presenzierà l’evento.

La rivelazione dei carnefici
L’indizio sulla fossa comune sarebbe stato dato da alcuni prigionieri rilasciati dopo aver scontato lunghe pene in quanto carnefici durante il genocidio. «La diga è piena di acqua e stiamo cercando di ridurne il volume per procedere con l’estrazione dei cadaveri» ha detto Naphtal Ahishakiye, segretario dell’organizzazione delle vittime del genocidio in un’intervista all’Associated Press. Secondo le autorità la costruzione della diga risale agli anni precedenti al genocidio ed era stata realizzata per le risaie della zona.
Negli ultimi 26 anni sono state scoperte numerose fosse comuni mettendo a rischio il processo di riconciliazione nazionale, dato che le vittime accusano i carnefici di non voler rivelare i luoghi dove sono stati seppelliti i propri famigliari.
«È il momento peggiore per riesumare cadaveri data la presenza del coronavirus – ha detto Ahishakiye
– ma stiamo facendo il possibile per dare una sepoltura dignitosa alle vittime».
Alcuni volontari insieme ad un gruppo di sopravvissuti al genocidio stanno lavorando per completare la riesumazione. Secondo il quotidiano locale The New Times i primi corpi erano stati trovati già ad aprile 2018 ed erano stati trasferiti ed interrati al Ruramira Genocide Memorial di Kigali. 

domenica 5 aprile 2020

Il Ruolo dei Politici ai tempi del Coronavirus

domenica 5 aprile 2020 - Sensi e sensazioni

E così ci adattiamo giustamente obbedienti a “stare in casa”, in questo momento di crisi virale, perchè ci viene sventolato l’incubo della morte. Solo a certe categorie è permesso sfornare eroi, in nome della nostra vita. 

Tutti gli altri, che fino a ieri davano il loro contributo a tenere alto il vessillo del progresso, sono fermi, bloccati in casa da leggi e decreti, per la loro, e quella degli altri incolumità, aspettando la liberazione, per poter riprendere la dignità dettata da politici magari fino a ieri derisi o ostacolati.

Andate a leggervi l’intervista di Massimo Cacciari rilasciata all'HuffPost!
“Solo un irresponsabile può avere l’animo sereno in un momento così. In queste condizioni. Il governo non è stato ancora capace di articolare un discorso oltre lo state-tutti-a-casa. 
Io capisco i medici: è il loro mestiere. Il lavoro dei politici è diverso. Cosa stanno aspettando a darci un piano per la ripresa?"

Non si sta bene a casa! Chi fino a ieri aveva una professione da non reputare seconda a nessun’altra, ha il dovere di restare a casa perchè glielo dicono i medici, ma ha anche il diritto di sapere cosa lo aspetterà dopo il “diluvio” e questo glielo deve dire il politico. Quel politico che si è immedesimato in un’altro lavoro e che parla come un medico che pensa solo alla nostra salute!

Nessuno che ti dica la verità: il mercato non sarà più come prima, nemmeno lo stato sarà più come prima, l’uomo, la donna, le relazioni e la natura, niente sarà come prima. 

Non sarà certo la fine del mondo, ma nemmeno un mondo più felice e più umano! Un altro mondo nuovo e più “buono” è un’utopia!

I politici ci martellano con discorsi sullo “stare in casa”. Ma il loro lavoro è diverso; dovrebbero programmare lo scenario, lavorare e presentarci un piano per la ripresa. 
Un paese non può sopravvivere a lungo se rimane chiuso.

È vero: si muore di coronavirus, ma domani si potrà morire anche senza lavoro. 


I Cani di Pavlov

domenica 5 aprile 2020 - Sensi e sensazioni

Ivan Petrovič Pavlov (1849 – 1936) è stato un fisiologo ed etologo russo, che nel 1903 scoprì sui cani il riflesso condizionato, studi che, nel 1904 gli valsero il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia.

Aveva osservato che, ogni qualvolta si presentava con del cibo di fronte al cane, questi cominciava a salivare. Approfondì quindi, sino ad arrivare a capire che solo col suono di un campanello, un attimo prima di servire il cibo, i cani già si aspettavano di mangiare.

Per la prima volta si era dimostrato che il cervello controlla i processi fisiologici dell’organismo e che, quindi, un particolare stimolo determina sempre una scelta conseguente.

Si è arrivati quindi a spiegare la ragione per la quale mangiamo troppo anche se sappiamo che fa ingrassare, perché continuiamo a fumare anche se sappiamo che uccide, e perché mandiamo messaggi col cellulare mentre stiamo guidando, anche  sapendo che è tra le prime cause di incidenti stradali.

Il problema è che siamo abituati a pensare in due modi: il primo è logico: si analizzano gli eventi, si valuta ogni aspetto, si mettono a confronto le possibili soluzioni e alla fine si sceglie quella ritenuta migliore. Ma è difficile essere logici, se si sta facendo un’altra cosa.

L’altro metodo è quello intuitivo e che sembra meraviglioso: è rapido e automatico, e condiziona più di quanto si creda quello che diciamo, pensiamo e crediamo. 

E così spendiamo in modo impulsivo per cose di cui non abbiamo bisogno e dopo ogni acquisto inutile ci pentiamo e chiediamo aiuto alla parte logica del cervello, perché trovi una giustificazione a quello che è stato appena fatto: qualcosa di plausibile da raccontarci e da raccontare.

E così possiamo lasciare il coniuge dopo un litigio, seguendo l’intuito e pensando di fare la cosa giusta, mentre la ragione deciderebbe diversamente.

E così andiamo a votare politici innegabilmente incapaci, che se avessimo passato la decisione alla parte logica del cervello, non sarebbero mai stati eletti. 

sabato 4 aprile 2020

La mia Prima Quarantena

sabato 4 aprile 2020 - Sensi e sensazioni

Perchè Prima?

Quindici giorni fà, un brivido mi percorse per tutta la lunghezza del corpo, come quando un’emozione forte ti afferra (vedi quando sali sul palco con la chitarra a tracolla). Un minuto dopo, la mia vigile compagna e moglie aveva già in mano l’infallibile strumento tarato gradi celsius e quando lesse 37,6, “quasi” di comune accordo, scattò l’allerta!

Mi ritrovai così ai piani alti di casa, relegato da parìa a trascorrere le ore, meglio le giornate, in isolamento, per il bene mio e di tutta la famiglia allargata.

Il ritmo di questa “quarantena” - non so perchè chiamata così, visto che è di quattordici giorni, - oltre che dalla tachipirina e intrugli vari, era scandito da una routine che giorno dopo giorno assumeva un formato standard: sveglia il più tardi possibile; dopo le abluzioni, pulizia e riassetto del loculo in cui soggiornavo; ricevimento e invio ai miei amici “edicoLesi” dei più importanti quotidiani per gli aggiornamenti; caffè in videoconferenza con il club “Caratteri Speciali” e poi, verso le 12:30 un seducente tintinnio fuori dalla porta, preannunciava l’arrivo del “piatto del giorno” con contorno di un amorevole buon pranzo!

Il pomeriggio si dipanava tranquillo tra telefonate, sms, un po’ di televisione e un total-immersion nelle pagine elettroniche del libro fresco di giornata. Sino però alle 17:00 quando, fosse cascato il mondo, mi ritiravo in “sala incisione” a imitare Eric Clapton - quasi mai riuscendoci, - in scorribande sul manico della mia vecchia e fedele Fender. 

La cena, sempre con lo stesso cerimoniale, veniva liquidata in breve tempo, per poi passare allo zapping furioso sulle immagini di film obsoleti e talvolta indecenti. 

E finalmente, dopo la buonanotte a Paola, mio saggio, preveggente e indispensabile controllore, il meritato riposo, col pensiero di sogni “esagerati” e interessanti.

Prima di addormentarmi in pace con mente e corpo, ancora adesso mi ripeto una frase che mi sembra consona a spiegare tutto, dedicandola ai miei amici: 
... e restare soli, fondamentalmente ci si annoia!

Da domani, bello vispo, inizio la “seconda quarantena”, quella impostami dallo Stato, ma ho molti più metri quadrati e perfino il giardino a disposizione, chissà quante soddisfazioni!!!

giovedì 20 febbraio 2020

Il Cammino dei Fari in Galizia

giovedì 20 febbraio 2020 - Sensi e Sensazioni

Uno zaino, l’oceano, e poco altro!
Il Camiño dos Faros è un percorso di 200 km da Malpica a Finisterre lungo la costa oceanica, con protagonista il mare, attraversando paesaggi come pochi altri, per offrire sensazioni uniche, lungo la Costa da Morte.


Porto di Malpica
Ecco il prossimo pensiero che vorrei si avverasse nel prossimo mese di maggio:
Volo Ryanair Bergamo-Santiago, trasferimento in autobus sino a Malpica, otto tappe: Malpica-Niñóns (21,9 Km), Niñóns-Ponteceso (26,1 Km), Ponteceso-Laxe (25,2 Km), Laxe-Arou (17,7 Km), Arou-Camariñas (22,7 Km), Camariñas-Muxía (32,0 Km), Muxía-Nemiña (24,3 Km), Nemiña-Cabo Finisterre (26,2 Km), per poi sempre in autobus tornare a Santiago per riprendere il volo sino in Italia.

Tramonti e stati d’animo al Faro di Punta Nariga, al Faro di Roncudo, al Faro di Vilán, al Faro della Playa de Lago, al Faro di Punta da Barca, al Faro di Touriñán, per arrivare al Faro di Fisterra e poi scogliere e spiagge e panorami unici a non finire

Faro di Punta Nariga
Faro di Roncudo
Faro de Vilán
Faro de la Playa de Lago
Faro de Punta da Barca

Faro de Touriñán

Faro de Fisterra










sabato 11 gennaio 2020

Rifugio Lausen e Museo Geopaleontologico

sabato 11 gennaio 2020 - Sensi e Sensazioni

Sta diventando ormai tradizione, di un sabato al mese, una camminata verso la Lessinia. Oggi siamo in quel che una volta faceva parte dei tredici comuni: Velo Veronese, con sosta al ristorante “13 Comuni” per la colazione e poi parcheggio auto sul grande piazzale antistante l’abitato di Camposilvano.

Si risale lungo la strada asfaltata in direzione Parpari e si devia sulla sterrata dove domina la curiosa roccia a fungo, all'imbocco della Valle delle Sfingi. La valletta raccoglie numerosi monoliti di roccia con forme particolari originate dall’erosione degli agenti atmosferici.

Ci si muove lungo il pascolo, in una tersa giornata di sole che ti permette di vedere da un lato la lingua di terra di Sirmione che si protrae nel lago di Garda, mentre, dall’altro, la  visuale si apre fino alla catena appenninica e ai colli euganei.

Sosta obbligatoria al Rifugio Lausen per assaggiare i tradizionali “Gnochi sbatui”, per poi rifocillati e riscaldati da una grappa all’uvetta, cominciare il ritorno.

La nostra escursione finisce con la visita del piccolo, ma fornitissimo museo geopaleontologico che custodisce numerosi reperti fossili e archeologici della Lessinia, perfettamente commentati dall’amica Marta, guida indispensabile e preparatissima sugli interessanti reperti.



















sabato 28 dicembre 2019

Malga Torla e il grande faggio della Lobbia

sabato 28 dicembre 2019 - Sensi e Sensazioni

Partenza verso le 10, sosta a Tregnago in pasticceria, poi parcheggio auto sul retro della chiesa di Campofontana, nel comune di Selva di Progno, a 1.223 metri.
Mattinata con foschia e temperatura abbastanza rigida, ma dopo pochi passi siamo già carburati.
Il percorso suggestivo è un classico delle camminate in questa parte della Lessinia orientale nelle Prealpi Venete e ci dedichiamo a rivangare le volte trascorse in mezzo alla neve, che oggi manca, e a quanti amici con cui abbiamo trascorso ore felici in gioventù, su quelle piste.

Si tocca contrada Pagani e si va verso malga Lobbia, soffermandoci alla "Madonna de la Lobbia", tipica scultura Cimbra in pietra locale e uno dei capitelli più belli della Lessinia, meglio noto come "Capitel de Stémpe".
In ogni contrada del paese è possibile vedere le famose "Colonette Cimbre", testimonianza religiosa della popolazione locale.

Il panorama è molto interessante, con le vette del Monte Terrazzo e Monte Zevola in primo piano. Ci fermiamo per le foto di rito al grande faggio e poi alla vecchia casara di Malga Torla per degustare “i gnochi sbatui” accompagnati da un paio di grappe. 

Riscaldati e soddisfatti, riprendiamo con tranquillità il cammino, scendendo nel bellissimo faggeto sulla strada militare della prima guerra, per concludere la piacevole escursione nuovamente al paese di Campofontana, accompagnati da un bellissimo tramonto che ci incoraggia a ripetere questa interessante esperienza.