maggio 2010 La nostra Tunisia
Lasciando Matmata, prendiamo una pista nel vuoto della pietraia che si estende a perdita d’occhio. 90 km tra le montagne che ci separano dalla piccola oasi, che però ha il fascino di un tempo mai trascorso. Acqua termale, palme da dattero e da olio, cavalli berberi e dromedari a non finire.
La capanna che ci ospita é spartana e i servizi sono comuni, ma nessuno può lamentarsi, perché il silenzio é solenne. E poi sabbia fine come talco, dune e sole e in lontananza, la piccola fortezza romana di Tisaver. E ancora, il verde delle tamerici e l’attesa di un tramonto che arriva a strabiliare, riversando tutti i suoi colori all’orizzonte, mentre i profili si fanno sempre più tenui.
Lasciando Matmata, prendiamo una pista nel vuoto della pietraia che si estende a perdita d’occhio. 90 km tra le montagne che ci separano dalla piccola oasi, che però ha il fascino di un tempo mai trascorso. Acqua termale, palme da dattero e da olio, cavalli berberi e dromedari a non finire.
La capanna che ci ospita é spartana e i servizi sono comuni, ma nessuno può lamentarsi, perché il silenzio é solenne. E poi sabbia fine come talco, dune e sole e in lontananza, la piccola fortezza romana di Tisaver. E ancora, il verde delle tamerici e l’attesa di un tramonto che arriva a strabiliare, riversando tutti i suoi colori all’orizzonte, mentre i profili si fanno sempre più tenui.
Nessun commento:
Posta un commento