venerdì 26 febbraio 2010

"Innocenti" miserie


26 febbraio 2010
L’aiuola principale di ingresso al Paese ospita un capolavoro di struttura comunicazionale.
E’ vero che la situazione italiana ci impone austerità e sobrietà, è anche vero che un’aiuola così progettata fa “pendant” con siffatta struttura, e forse é ardua impresa concepire qualcosa di più consono.
Però quattro tubi innocenti nuovi o puliti dalle incrostazioni secolari non si negano a nessuno!.
Comunque onore al merito e agli Ospiti sagraioli l’ardua sentenza!

domenica 21 febbraio 2010

Slovenia - Lubiana

domenica 21 febbraio 2010 - Quattro passi per l'Europa

Non è tra le mete più conosciute, ma è una città semplicemente straordinaria, perché inaspettata. E’ bella, con il lungofiume, gli alberi che le fanno da cornice, il castello che la domina dall'alto. Ha un'architettura veramente sorprendente, a metà tra liberty e innovazione, con palazzi eleganti e dal sapore austro-ungarico. E poi, cosa che non guasta, è vicina e non hai bisogno di aspettare occasioni importanti per passarci un weekend. 

Ne vale la pena.
















venerdì 19 febbraio 2010

Otocec - venerdi 19 febbraio 2010


Week-end con Loretta, Dino, Ines e Flavio e naturalmente Paola

sabato 5 dicembre 2009

Milano e Steve McCurry





sabato 5 dicembre 2009 - Sensi e Sensazioni

Steve McCurry, il grande fotografo, quello della ragazza afgana in copertina del National Geographic, l’ho ammirato al Palazzo della Ragione in una bellissima mostra dal titolo “Che colore ha il silenzio?”.
Qual è la luce di uno scenario di guerra? Che volto ha la vita dove tutt’intorno è povertà e violenza? C’è “bellezza” sull’abisso del dolore? Un viaggio a Sud-Est seguendo tracce di “vita, colore, luce”. Steve McCurry usa queste tre parole per raccontare un instancabile cammino nel mondo in compagnia della sua macchina fotografica.
Tutto scorre in modo fluido e straniante al tempo stesso, proprio come la vita. Come le cose del mondo che si susseguono, macinando contraddizioni, improvvisi bagliori, quiete e tenebre deliranti.

venerdì 4 dicembre 2009

...a Adriana

venerdi 4 dicembre 2009
La Croce in aula

Cara Adriana,
oggi mi va di parlare sul tema del “Crocifisso nelle scuole” e mi va di parlarne con te perché confido nella tua comprensione, se non nella condivisione.
Stravolgo lo schema fisso, partendo dalla conclusione che mi prefiggo per farti subito capire come vedo il problema.
Perché non lasciare che in Italia, in quanto paese laico, nelle classi, gli studenti che lo vogliono, possano appendere il Crocifisso, e gli altri loro compagni, che credono in un altro Dio, possano mettere accanto a Cristo un loro simbolo?
Sarebbe questa l’Italia che vorrei: l’Italia della fratellanza.
Ma veniamo allo svolgimento: prendo parole in prestito da altri che meglio di me sanno presentarle e farle diventare momento di riflessione.
La Lega Nord sta cavalcando politicamente, con la raccolta di firme, l’ingenuità del popolo. A Caldiero e in tanti altri paesi é stato imposto ai sindaci di farsi garanti dell’appensione del Crocifisso, mettendoli tutti di fronte a delle responsabilità dichiarate a voce, ma che poi non trovano quel sostegno che la coerenza imporrebbe su un tema che non è, e non deve essere bandiera politica di alcuno, ma sentimento interiore che va rispettato da tutti, e che, ora più che mai, deve ritrovare la forza e la verità per essere testimonianza coraggiosa .
Per quanto mi riguarda, il Crocifisso dovrebbe restare appeso nelle scuole; ma non per le penose ragioni accampate dai politici di destra, di centro, o di sinistra, ma nemmeno per gli interventi del Vaticano.
Gesù è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare davanti a Pilato o a Caifa, con qualche scusa politichese.
Cristo é, da duemila anni, l’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“Date a Cesare quel ch’è di Cesare e a Dio quel ch’è di Dio”) e di gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma all’uomo crocifisso.
Gesù Cristo è riconosciuto come Dio dai cristiani, ma come grande profeta, anche dagli ebrei e dai musulmani.
È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riesca a trovare le parole giuste per raccontare semplicemente la sua figura. Eppure Natalia Ginzburg, ebrea e atea, negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea, fino allora assente, dell’uguaglianza fra gli uomini. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di Lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. Credo che sarebbe un bene che i bambini e i ragazzi lo sapessero fin dai banchi di scuola”.
Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso.
Aiutami ad aprire qualche testa in più; tutti abbiamo il diritto di credere, ma tutti siamo liberi di credere in ciò che vogliamo. L’importante é che la nostra libertà finisca dove inizia quella del nostro prossimo.
Ciao Adri, considerami sempre un amico e anche qualcosa di più. Valter


martedì 1 dicembre 2009

...a Giorgio

martedi 1 dicembre 2009
De Senectutis


Caro Giorgio, domenica 8 novembre, in quella stupenda rimpatriata e dopo l’inno ai miei sessant’anni tributato da amici carissimi, ci eravamo trovati a dissertare sulla nostra età e sulla vecchiaia che avanza, ma, giustamente interrotti dal nostro dovere di ospiti, abbiamo lasciato in sospeso il filo logico del nostro discorso e forse anche il pensiero più profondo sul futuro che avanza (nel senso che ci resta). Mi piacerebbe riprenderlo con queste brevi righe, perché forse potrebbe diventare l’incipit per un mio lavoro più importante, (almeno per me) e che assolutamente ha bisogno anche del tuo apporto.
Considerati quindi ingaggiato.

Dobbiamo prestare più attenzione alla nostra vecchiaia. A caratterizzare quest’età non é la tristezza o la certezza di esserci giocato quasi tutto, ma quella sottile noia che ci fa constatare che, per quante novità succedano, scopriamo che non son altro che una nuova formulazione di qualcosa di già visto.
Abbiamo imparato che la saggezza, che di solito si attribuisce a chi ha una certa età, é solo la somma delle esperienze che abbiamo fatto e che non possiamo trasmettere, perché l’esperienza degli altri non serve a nessuno, tanto meno ai giovani che devono fare la propria.
Solo una generazione fa, il sessantenne veniva considerato depositario del sapere e dell’esperienza. Oggi internet spiazza la saggezza senile che diventa superflua e noi saremo inutili al punto che la nostra sopravvivenza verrà affidata alla misericordia sociale e a quegli impeti di benevolenza riservati ai panda o alle foche monache. E così per essere accettati dobbiamo pensare di diventare equilibrati, ponderati, prudenti, dolci, pieni di quelle virtù di cui sono dispensati i giovani; dobbiamo far tacere il nostro desiderio sessuale che ancora pulsa, rinunciare ai contatti corporei, essere allegri, ma con misura, partecipare alla vita familiare e sociale senza pretendere di essere ascoltati, essere in pratica autonomi e indipendenti, due maniere per tradurre la parola “soli”.
E allora dal mondo esterno ci ritiriamo in quello interiore. Le nostre abitudini ci rassicurano , ma nello stesso tempo ci incatenano. I gesti creativi ci appaiono per quel che sono: riprese di antiche e trascorse suggestioni. Sappiamo che ormai il più é passato e l’ineluttabile destino ci aspetta.
Per salvarci però dalla depressione senile dobbiamo distogliere l’attenzione, dobbiamo distrarci, puntare lo sguardo in altre direzioni: chi con il cinismo della fredda razionalità, chi con la fede in una vita oltre la morte, chi con la creazione di un mondo personale tutto suo, chi con la follia, senza regole o con regole diverse da quelle della ragione, chi con l’abbandono a passioni travolgenti, chi con la dedizione a idee forti quali l’amore, la solidarietà, l’arte, la scienza, nella speranza che assorbano tutto il nostro tempo e che ci permettano di agire, di gioire, di creare, di sognare, di sperare.
Dobbiamo distrarre la nostra condizione umana che, a differenza di quella animale, non é ignara dell’esistenza di un ultimo giorno.
Grazie a queste illusioni da trasformare ancora in progetti, possiamo sopravvivere.
Mettiamocela tutta! tuo Valter


martedì 24 novembre 2009

...a Lucia P.

martedi 24 novembre 2009
Coerenza

Cara Lucia,
ti voglio coinvolgere con alcune mie considerazione perché so che mi puoi dedicare quell’attenzione che riservi ai tuoi amici di pensiero, anche se il tuo preferito é Giorgio (a cui ho scritto ieri l'altro).
Non riesco più a darmi pace in questi giorni, perché la voglia di anarchia, ma soprattutto di agnosticismo mi assale sempre più insistentemente sino a farmi odiare il mio prossimo o per lo meno, per andare con le statistiche, quello in età di esprimere il voto.
Vorrei avere il conforto di una tua risposta, sulla coerenza, questo assurdo vocabolo che il Devoto-Oli descrive come: continuità logica nel pensiero e nelle azioni.
Uno dei principali bisogni dell’uomo è quello di sentirsi dire che il proprio comportamento è coerente e razionale. Ogni comportamento che ci appare irrazionale minaccia il nostro senso di salute e di integrità mentale. Quando ci comportiamo in modo inesplicabile, ci sentiamo costretti a trovare una spiegazione logica per rendere sensato ciò che pensiamo o facciamo.
Per questo ci viene naturale criticare l'ipocrisia di chi alle parole non fa seguire una corrispondente azione e giudichiamo negativamente i comportamenti che smentiscono l'intento su cui si fondono. La capacità di essere coerenti con ciò in cui credi o ti proponi diventa il fondamentale presupposto su cui si basa la fiducia in te stesso e negli altri.
Il problema é insito soprattutto nel nostro “Io”, ma cerchiamo di trovare giustificazione anche nelle parole e nei fatti di coloro che riteniamo essere, se non il nostro esempio di vita, almeno le pietre miliari della nostra esistenza, coloro che almeno una volta al giorno, dal palco televisivo, dalla testata quotidiana o dalle onde radiofoniche pretendono di pianificare la nostra esistenza, calandoci gratuiti insegnamenti, e propinandoci verità di salvezza.
La coerenza, per essere "vera" deve includere tutto il percorso, dalla motivazione iniziale, all'uso dei mezzi e dei modi di procedere e deve essere supportata da una chiara coscienza di sé stessi, sino alla responsabilità del proprio comportamento..
Talvolta i nostri desideri si possono scontrare con le nostre convinzioni e il comportamento che ne scaturisce manca di coerenza, producendo confusione. Diventa quindi evidente come non siano sufficienti le buone intenzioni e come i modi e i mezzi usati in una qualunque realizzazione siano determinanti nel qualificarne il risultato finale.
E’ molto difficile misurare la coerenza tra atteggiamenti e comportamenti, perché essa dipende dalla volontà e dall’integrità della singola persona ed è influenzabile dal contesto in cui si viene a trovare.
E’ piuttosto sconcertante constatare che certi individui sviluppano progetti atti a mantenerli inconsapevoli dell’incongruenza; e lo fanno quando le questioni sono tali da creare imbarazzo o minaccia.
Questo si nota anche in situazioni nelle quali rimozioni e omissioni inconsapevoli convergono nel rafforzare interessi di gruppo o individuali.
Non si spiegherebbe l’incoerenza di tanti nostri politici che fanno della “famiglia” uno dei loro capisaldi programmatici, e poi riescono ad eludere le aspettative con comportamenti da sultani poligami o da ragazzine prive di esperienza. Non é coerente che si facciano campagne politiche sul simbolo della croce e si eludano proprio gli insegnamenti che essa in merito alla solidarietà o alla tolleranza ci ha tramandato. E’ incoerenza presentare un’influenza pandemica etichettata politicamente, come è incongruenza pensare che la Legge é uguale per tutti, barricandosi dietro a privilegi di posizione.
Il silenzio potrebbe essere la soluzione.
Ciao Lucia, spero di non averti stancato e auspico di poter riprendere la conversazione.
Con affetto e amicizia Valter