sabato 16 ottobre 2021

Arezzo e Duomo

sabato 16 ottobre 2021 – Sensi e Sensazioni 

Per il suo slanciato stile gotico, per il suo alto campanile, per il punto dove è collocato è il primo edificio che colpisce l'attenzione di chi arriva in città. L'edificazione iniziò a fine XIII secolo e si protrasse fino al Cinquecento. Ma per frequenti rimaneggiamenti e ricostruzioni, si potrebbe dire che la costruzione del duomo è stata definitivamente ultimata solo a inizio Novecento. Di questo periodo è la facciata in stile neo gotico. 

L'interno è a tre altissime navate, tipiche dell'architettura gotica e ognuna composta da sei campate poggianti su possenti e alti pilastri. Molte e pregevoli opere d'arte qui conservate. Le stupende vetrate dell'artista francese Guillaume de Marcillat. Tra l'altare maggiore e le vetrate dell'abside, la grande scultura marmorea: l'Arca di San Donato. Il Santo, martire nel 363 e protettore della città. Notevole il Battistero, con sculture attribuite alla scuola di Donatello. Accanto a questo monumento si trova un'opera pittorica di grande importanza: "La Maddalena", realizzata da Piero della Francesca e databile 1465 circa. Nella grande cappella settecentesca, dedicata alla Madonna del Conforto, quattro importanti ceramiche di Andrea della Robbia databili ultimo decennio del XV secolo.




Arezzo



sabato 16 ottobre 2021 - Andar per Città

Arezzo è una ricca cittadina situata nella Toscana sud-orientale. La città sorge su un colle all'incrocio di quattro valli: Val Tiberina, Casentino, Valdarno e Valdichiana.  

Origini antichissime e, nonostante parte della città medievale sia stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, il centro conserva splendidi monumenti, chiese, palazzi e musei.  

Molti i suoi personaggi illustri, tra tutti Piero della Francesca, Giorgio Vasari, Guido Monaco, Petrarca e Francesco Redi. 

Una carrellata di foto, come invito a visitare questa città d'arte e per vivere pienamente il luogo. 

Si inizia a visitare la città oltrepassando le mura e salendo le scale mobili. Ci si ritrova subito davanti al Duomo, a guardare la statua di Ferdinando I de' Medici e di fronte, il Palazzo Vescovile, con al primo piano, il nuovo Museo Diocesano "Mudas Museum". Di fianco, il Palazzo del Comune, uno degli edifici più antichi della città, noto come Palazzo dei Priori ed edificato nel 1333. Del 1337 è invece la possente torre. La parte "più originale" del palazzo è la parte lungo Via Ricasoli, in questa parete sono anche appesi numerosi stemmi di podestà e altre personalità di potere nel passato di Arezzo.

 

A due passi dal Duomo, la casa natale di Francesco Petrarca, in via dell'Orto 28. Il poeta, nato nel 1304 è ritenuto il primo lirico della letteratura italiana. Fu grande amico di Boccaccio. La sua grande opera letteraria fu il "Canzoniere" dedicata a Laura, la donna da lui amata ma non ricambiato perché già sposata. 

Francesco Petrarca ebbe ben poco a che fare con Arezzo. Qui nacque perché il padre, un notaio detto Ser Petraccio e amico di Dante Alighieri, come questi fu esule fiorentino e ad Arezzo trovò dimora dal 1302 al 1307. La sua casa natale è oggi sede della prestigiosa Accademia Petrarca.

Il Palazzo Pretorio, sede della Biblioteca Comunale, è ritenuto uno degli edifici più prestigiosi della città. Questo palazzo è il risultato della fusione, avvenuta a cavallo tra Trecento e Quattrocento, delle residenze di tre importanti famiglie aretine: i Lodomeri, i Sassoli e gli Albergotti. In questo luogo si emettevano giudizi, così, forse per praticità, nel XIV secolo una parte di questo fu adibito a prigione. Chi subiva condanna non aveva bisogno di spostamenti. Particolare ed inconfondibile è la facciata del palazzo, praticamente coperta di stemmi. Simboleggiano i tanti Capitani di Giustizia (i giudici di allora).

Le Logge Vasari, o Medicee, sono un buon motivo per gli appassionati di fotografia di architettura che al tempo stesso vogliono raccontare la storia di un luogo. 

Cosimo I de' Medici fu il primo Granduca nel 1569 e diede inizio a molti mutamenti architettonici in varie città toscane e alla costruzione di queste logge e il sovrastante palazzo. Note anche come Logge Vasari perché progettate dal grande pittore, architetto e storico dell'arte, nato nel 1511.

Piazza Vasari è considerata una tra le piazze più belle d'Italia. Palazzi, edifici e chiese che la chiudono perimetralmente mostrano architetture di epoche diverse, creando una armoniosa e piacevole vista.
Due palazzi di origine medievale: Palazzo Lappoli a sinistra e Palazzo Cofani a destra. Piazza Vasari è stato anche set del film "La vita è bella", il capolavoro cinematografico di Roberto Benigni. 

La Fraternita dei Laici, associazione fondata nel 1262, ha sede nel palazzo in piazza Vasari dalla seconda metà del Trecento. Cinquecentesco è il campanile a vela dove è inserito un particolare orologio che oltre all'orario indica anche le fasi lunari. 


Sempre in Piazza Grande (Vasari), la Pieve è uno straordinario esempio di architettura romanica in Toscana. Mostra una grande abside che per forme e raffinatezza architettonica è tra le più affascinanti che si possano incontrare. Il campanile, per la sua altezza e la sua architettura è un simbolo del centro storico della città. La costruzione della chiesa iniziò attorno alla metà del XII secolo e si protrasse per circa centottanta anni fino al completamento di questa imponente torre campanaria nel 1330. La fantastica architettura della facciata, lungo Corso Italia. Particolare artistico molto interessante, ma poco notato, per la sua collocazione: nella lunetta sopra la porta centrale, un bassorilievo raffigurante la Vergine e angeli datato 1216 e firmato "Marchio". Nell'archivolto sovrastante la lunetta l'allegoria ai mesi dell'anno raffigurati con dodici sculture policrome di alto valore artistico.

In Piazza Grande è visibile anche la Colonna Infame, dove venivano legati i malfattori ed erano esposti alla berlina i falliti e i debitori.


lunedì 11 ottobre 2021

Un Cammino Primitivo di Maddalena Canepa

lunedì 11 ottobre 2021 - Sensi e sensazioni

Non so se capita anche a voi, ma quando leggo un libro che mi “prende”, nasce immediatamente e profondamente una gran voglia di condividerlo con qualcuno. Allora passo in rassegna tutti, ma proprio tutti gli amici e conoscenti che ho, per scoprire chi potrei coinvolgere in quella lettura per me così appassionante.

Ma il dubbio è sempre dietro l’angolo, perchè un libro, o meglio il suo contenuto ti può entusiasmare per il genere, con la trama, con i personaggi, per le assonanze con la tua vita, per infiniti altri motivi, anche strettamente personali e il desiderio di trovare le “anime gemelle” si può affievolire.

Ma quando un libro inizia così:


I – Oviedo

Immaginate strade polverose musicate dagli zoccoli dei cavalli. Cavalli forti e muscolosi che in corsa le attraversano, sollevando giallastre nuvole di suolo.
Immaginate le meraviglie di un viaggio, con le sue difficoltà. Immaginate una storia. La storia di due uomini.  
Una storia che ebbe inizio un giorno assolato, in una città nel cuore della regione delle Asturie.  
Due uomini che, incontratisi ad Oviedo, ed avendo pensiero comune, decisero di mettersi in viaggio per raggiungere Compostela, nella Coruña, quasi al confine con l’oceano Atlantico.  
Un viaggio per terra, a piedi, come solo si poteva concepire lo spostamento povero di chi non avesse con sé un asino, o un cavallo che fosse.

La via era impervia, da quel che si sentiva mormorare dagli abitanti della città. Pochi di loro l’avevano percorsa, quasi nessuno di coloro che erano in vita, ma parenti lontani, benché in sella non fosse poi così distante, forse una manciata di giornate appena. Era un po’ come addormentato, il Cammino, in quegli anni.  
Ludovico, nato a Verona, era un giovane italiano di 25 anni, alto, all’apparenza atletico, ma poco muscoloso e resistente alla fatica fisica. Si vantava di essere un intellettuale, mentre era difficile che riuscisse a venire a capo di qualcosa, seppur solo in campo teorico. Aveva una psicologia facilmente catalogabile, ma riusciva sempre a stupire l’interlocutore che credesse di averlo inquadrato. Si trovava in Spagna da diversi anni ed era arrivato ad Oviedo da un giorno.  
Martino, che sul finire dell’anno, proprio sull’addio al diciottesimo secolo, avrebbe compiuto 35 anni, era un uomo pacato, serio e dedito alla pratica manuale. Di statura non molto elevata, godeva di nervi e muscoli fatti per vivere nella natura. Aveva vissuto sempre lì, in un paesino ai margini della città di Oviedo, benché di origine italiano da parte di padre.

I due uomini si incontrarono davanti alla cattedrale del Salvador, senza scambiarsi parole, semplicemente riconoscendo, l’uno dell’altro, la potenzialità del pellegrino. Bordone e bisaccia, e quello sguardo non presente al mondo poiché rivolto all’interno, assuefatto dalla solitudine, dal non essere notato dalla gente; disincantato, seppur mosso da un incanto, un miraggio, forse, privo di effettive forme e contorni, che accende qualcosa dentro e seduce a partire, verso questo nome, Santiago, Santiago de Compostela, il cui motivo, bene, non si conosce.

Non è una storia di fede, o meglio non è una storia di religione; perché di fede, in effetti, si tratta. Fede in un universale, nella ricerca affannosa di afferrare il senso più profondo del divenire cosmico ed il ruolo di ciascuno in quel divenire; da esperire, questo, essendo avvolto dalla natura, da lei proteggendosi e in lei avanzando, passo dopo passo.  
Un viaggio per terra, dunque, calpestando qualunque personale certezza. Che cosa resta, mentre tutto cambia?
 
Noi che siamo “strani”, che siamo “oltre”, che siamo “creativi”, non possiamo non possederlo, leggerlo, amarlo e farne una delle tante nostre “bibbie”!