giovedì 8 ottobre 2026 - Marocco, una storia millenaria
Ait Ben Haddou sorge a circa 30 chilometri da Ouarzazate, ai piedi dell’Alto Atlante, nella valle dell’Ounila. Si tratta di un ksar, un villaggio fortificato tipico delle zone pre-sahariane del Marocco, costruito interamente in pisé, una miscela di terra e paglia essiccata al sole.
Questa posizione strategica lo ha reso, nei secoli, un crocevia fondamentale per le carovane che trasportavano sale, oro e spezie dal Sahara verso le città imperiali.
Il fascino di questo ksar risiede nella sua autenticità, perchè ha saputo conservare la sua anima berbera. Solo poche famiglie vivono ancora all’interno delle mura originarie, senza elettricità, in un silenzio carico di vento e memorie.
Camminare tra i vicoli significa perdersi in un labirinto di rampe, scale in terra battuta, archi e passaggi segreti. Ogni angolo è uno scorcio da cartolina, ogni porta un invito alla meraviglia.
Ait Ben Haddou ha prestato la sua autenticità a kolossal come Il Gladiatore, Il gioiello del Nilo, Lawrence d’Arabia, Il Trono di Spade, resi vivi dalla luce del deserto e dalla polvere rossa che tinge l’aria.
Si attraversa il fiume (di solito in secca) tramite un ponte pedonale. Sulla sinistra piccoli negozi e botteghe di artigianato. Superato l’ingresso, si cammina con l’istinto, con il cuore che guida i passi e gli occhi che cercano la luce tra le mura d’argilla. Le stradine si intrecciano come i fili di un antico tappeto berbero, salendo dolcemente verso la cima.
Qui si trova la parte più antica e meglio conservata, il cuore pulsante dove tutto ha avuto inizio. Qui l’architettura si fa ancora più affascinante: le mura sembrano scolpite nella terra, i dettagli delle torri e dei bastioni raccontano di un passato in cui questo luogo era rifugio, difesa e centro vitale per le comunità carovaniere.
Davanti si distende la valle dell’Ounila, un mosaico di palmeti verdi e deserti di pietra bruciata, solcata da antichi sentieri e punteggiata da piccole costruzioni in terra cruda. La vista è mozzafiato in ogni momento del giorno, ma è al tramonto che il luogo si trasforma.
Quando il sole inizia a calare, la luce calda e radente accende le pareti del ksar di toni dorati e ramati, creando giochi di ombre che sembrano danzare sulle facciate. È un’esperienza profondamente contemplativa ed emozionante.