sabato 18 marzo 2023

Zovencedo e Cuoléto de Nadal

domenica 19 marzo 2023 – Sensi e Sensazioni 

Lasciato il paese di Zovencedo, prima di arrivare alla frazione di Calto, una freccia segnaletica ci incuriosisce e ci invita a salire lungo il sentiero degli Spiadi, per arrivare all’anfratto, che fu ricovero stabile di una comunità di primitivi. 

Un particolare molto interessante: un gruppo di archeologi, diretti dal prof. Marco Peresani dell’Università di Ferrara, ha ritrovato un dentino da latte, perso da un bambino di otto anni, che ha vissuto nella grotta, ben 72 mila anni fa. Si tratta di un piccolo di Neanderthal, che risulta essere il più antico abitante del vicentino e del Veneto, di cui si abbia prova e data certa della sua esistenza. 


 

 



Zovencedo e la Sengia dei Meoni

domenica 19 marzo 2023 – Sensi e Sensazioni 

È un paese in provincia di Vicenza, adagiato su dolci colline nel cuore dei monti Berici, tra altipiani e dossi, valloni e doline, lavatoi e fontane. Il territorio è ricco di boschi di carpini, roveri, castagni ed è intersecato da numerosi sentieri nei quali si possono incontrare vecchie pietraie dove con fatica si coltivavano nei terrazzamenti, gli orti e le vigne. 

Dal centro paese e seguendo le ben visibili frecce, si arriva alla deviazione per la Casa rupestre e le Cave di pietra. 

Da una cava di pietra esaurita fu ricavata un’abitazione rupestre chiudendo le aperture della cava con delle murature. È conosciuta come la “Sengia dei Meoni” dal nome dell’ultima famiglia che la abitò. Era strutturata con una cucina, una stalla, la cantina, il fienile e la scala che portava al piano di sopra con due stanze. La ristrutturazione avvenuta verso gli anni ’50 la rese più accogliente. Ci andarono a vivere Arduino e Antonia con i loro 11 figli. Dopo la morte dei genitori, ci andò ad abitare la figlia Adelaide, classe 1925, con la sua famiglia. Verso la fine degli anni ’50, era in uno stato di degrado e l’11 agosto 1959, un incendio, provocato da un fulmine, costrinse la famiglia ad abbandonare l’abitazione e a trasferirsi. Nel 2013 il Comune di Zovencedo, all’interno di un progetto di riqualificazione della zona delle “priare”, l’ha sistemato.



 
 


 

 

 

 

domenica 12 marzo 2023

Il sonno della ragione genera mostri

domenica 12 marzo 2023 – Sensi e Sensazioni 

El sueño de la razón produce monstruos è una incisione di Goya, della serie intitolata Los caprichos e rappresenta all’artista i vizi della società spagnola contemporanea. 

Il soggetto dell’immagine è un uomo in abiti da camera del settecento addormentato a una scrivania. L’uomo quindi è colto in un sonno profondo e la sua testa è abbandonata sul piano del tavolo. Sopra di lui aleggiano alcuni grossi pipistrelli. Dietro invece sono appollaiati degli uccelli notturni che arrivano dall’alto. In basso è accucciato anche un felino che osserva in alto a sinistra seduto come una sfinge. Sul fianco dello scrittoio verso l’osservatore infine c’è scritta la frase. 

È lo stesso Goya a indicarci il significato della sua opera in questo scritto detto Commento di Alaya: “La fantasia abbandonata dalla ragione genera mostri impossibili; unita a lei, è madre delle arti e origine delle meraviglie”. 

Secondo Goya, dunque, la fantasia è alla base di tutte le creazioni. Se questa è lasciata delirare in maniera incontrollata, senza il supporto della ragione, condurrà ai mostri e a tanti elementi inesistenti; se, invece, la ragione è sveglia e si unisce alla fantasia, in un intimo connubio tra regola e genio, si dà vita a uno strumento dalla potenza inesauribile. 

I mostri, infatti, simboleggiano proprio quelle forme e quei processi mentali che, relegati negli abissi del subconscio, dopo il sonno della ragione hanno potuto finalmente palesarsi: l'uomo, in questo modo, non è oppresso da forze esterne, bensì è in conflitto con sé stesso, travagliato da queste orribili visioni scaturite dalla sua anima. 

Francisco José de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 30 marzo 1746 - Bordeaux, 16 aprile 1828), pittore e incisore spagnolo, è considerato il pioniere dell’arte moderna. I suoi dipinti, i suoi disegni e le sue incisioni riflettevano gli sconvolgimenti storici in corso e influenzarono i più importanti pittori coevi e del secolo successivo. Goya è spesso indicato come l'ultimo degli antichi maestri e il primo dei moderni. 

Per gli interessati: cercate di vedere il film: “L’ombra di Goya”, dove lo sceneggiatore Jean-Claude Carrière (scomparso nel 2021) ci guida attraverso l'opera rivoluzionaria del pittore sette-ottocentesco col suo sguardo narrante, lungo un road movie in Spagna. Con acuta sensibilità Goya ha indagato i temi del vizio, della follia, della rivolta e dell’incubo e il film esplora le infinite sfaccettature dell’artista. Presentato con successo al Festival di Cannes.


 

domenica 5 marzo 2023

Avesa e fiume Lorì

domenica 5 marzo 2023 – Sensi e Sensazioni 

Il paese conserva ancora le caratteristiche del tempo andato. 

Il nome Avesa deriva da "aves", falda d'acqua e il fiume Lorì e la sua sorgente, una specie di piscina racchiusa da mura, ha costituito nel tempo, una primaria importanza per l'economia locale dando vita all'agricoltura, all'attività molitoria, a quella laniera e, più recentemente, dalla fine dell'Ottocento fino alla seconda guerra mondiale, centinaia di lavandare utilizzarono il fiume per pulire i panni di mezza Verona, con la raccolta della biancheria, il lavaggio, la stiratura e la consegna.

Nel 1836 il 40% delle famiglie di Avesa faceva questo mestiere e aumentò al 46% nel 1876. Tutto il paese si concentrava su questa attività.

Il Lorì serpeggia nella vallata passando anche sotto le abitazioni; fornisce acqua alla fontana del Leone che campeggia in centro paese e dopo essere arrivato in piazza Erbe a Verona, si butta nell’Adige.

Il Lorì è stato di grande importanza anche per la storia di Verona: in epoca romana alimentava l'acquedotto di Verona, Cansignorio costruì addirittura una fontana in piazza Erbe alimentata dalle sue acque, che qualche secolo più tardi facevano funzionare una decina di mulini.


 

 

 

Avesa e Grotte

domenica 5 marzo 2023 – Sensi e Sensazioni 

Frazione di Verona dalla fine degli anni venti, Avesa era prima comune autonomo. Le caratteristiche vie del borgo, antiche strade pittoresche, conservano pressochè intatti i valori architettonici e ambientali.

Prendendo Via Ongarine, a circa quindici minuti di tornanti abbastanza impegnativi, si arriva a questo grande complesso di grotte o per meglio dire di cave, affascinanti e suggestive, dovute all'intensa attività estrattiva svolta lungo i secoli. Moltissimi edifici di varie città e di Verona, fra cui le più belle chiese romaniche, sono costruiti con questo materiale lapideo. 

La "Pietra Galina" in particolare, di facile lavorabilità e docile allo scalpello, veniva richiesta dai laboratori di Pietrasanta (Versilia), da dove veniva esportata in America e trasformata in prodotti artistici. All'inaugurazione della Statua della Libertà di New York, il 28 ottobre 1886, erano presenti anche gli avesani.

A una cava è legato un aneddoto di Avesa che è anche motivo per cui a Verona è stata concessa la medaglia d’oro al valore militare. Era la sera del 25 aprile 1945 quando don Giuseppe Graziani, cappellano militare e curato del paese di Avesa, venne a conoscenza dell’imminente piano tedesco che prevedeva la detonazione del materiale bellico, stipato nella cava, affinché non finisse in mano agli Alleati. Dopo una lunga trattativa, il sacerdote ottenne dal Comando tedesco il permesso di svuotare la Polveriera sino, e non oltre, al sorgere del sole. E fu così che donne, uomini e bambini si prodigarono, a rischio della propria vita, nell’audace impresa che, a seguito dell’esplosione avvenuta alle 6.30 del mattino seguente, costò la vita a otto persone.




Quinzano ed Eremo di San Rocchetto

domenica 5 marzo 2023 - Sensi e Sensazioni 

La chiesa, sul colle soprastante (oggetto negli anni Ottanta di accurati restauri), è legata ai pellegrini veronesi reduci dalla Terrasanta. Anche da Verona, fra il IX e XIV secolo, partirono molti di questi viaggiatori della fede, i palmieri, chiamati così perché, dalla Terrasanta portavano la palma di Gerico, i quali al ritorno trovarono in città aderenze con i luoghi santi visitati.  

Verona divenne una Gerusalemme minore e sul colle a ovest fu localizzato il Calvario (in seguito storpiato in Cavro). Su questa altura, costruirono una grotta con un ricolmo che rappresentava il Golgota, sul quale posero tre croci. Nella grotta collocarono un sepolcro con le immagini di Cristo e degli altri personaggi della passione. L'edificio sacro attuale è del 1511 e fu voluto da una compagnia laicale del Santo Sepolcro, attiva nel Duomo di Verona L'architettura della chiesetta è semplice. La facciata presenta tre finestre ed è spezzata da un portico arioso, sulle cui arcate sono posti sei stemmi di nobili protettori. E' segnata la data del 1586, a indicare forse un restauro. All'interno, un unico vano con tre piccole absidi semicircolari; nell'abside centrale, dietro l'altare maggiore, cui si accede mediante uno strettissimo deambulatorio, è collocato un sepolcro con un gruppo di antiche statue che rappresentano il compianto di Cristo morto.



 


 

 

Quinzano e San Rocco

domenica 5 marzo 2023 – Sensi e Sensazioni 

La più antica citazione nota di Quinzano risale all'844 d.C., quando Ireneo Pacifico (776-844), arcidiacono della Cattedrale di Verona (architetto, paleografo, matematico e teologo, d'origini longobarde, probabilmente nato proprio qui) fece consacrare da Itiprando (un vescovo che visitava Verona al seguito dell'imperatore Lotario) una chiesa dedicata a S. Alessandro, dedica confermata nel 1140 dal vescovo Tebaldo che però la dichiarava pertinente al vicino monastero di San Martino ad Avesa e non al Capitolo dei Canonici della Cattedrale veronese. 

Ma quando fra il 1478 il 1480, Verona subì una terribile pestilenza, si decise di promuovere il 16 agosto (nella ricorrenza di S.Rocco, protettore contro la peste) una processione votiva dalla pieve longobarda di S.Giovanni in Valle alla chiesa di Sant'Alessandro, che da allora venne intitolata a S.Rocco. 

Il culto di questo santo, un pellegrino francese lungo la Via Romea nel XIV secolo, si diffuse largamente nell'Europa tardo-medievale ciclicamente soggetta a epidemie di peste dopo che, nel 1414, il Concilio di Costanza lo aveva invocato per la liberazione dall'epidemia di peste che si era propagata localmente proprio durante i lavori conciliari. 

L'iconografia di questo santo sorveglia il portale d’ingresso, rappresentato con i simboli tipici del pellegrino (bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia di S.Giacomo di Compostela). A questo oratorio si accede tramite una scalinata erosa e intagliata nella roccia della collina e bordata da antichi muri eretti con lo stesso materiale di spietramento dei terrazzi adiacenti, uno scenario davvero suggestivo, sia salendo che, giunti al piccolo porticato, affacciandosi sulla pianura atesina. 

All'interno, fra pareti affrescate (1595) con storie di S.Rocco, si staglia entro l'abside centrale un rustico calvario (composto da pietre calcaree incarsite) con tre piccole croci lignee, seminascosto da un lezioso altare baroccheggiante sormontato da tre conchiglie del pellegrino. 

Dentro, un mortorio, cioè una riproduzione scultorea (attribuita ai primi del XVI secolo) del Cristo nel sepolcro attorniata da 7 figurine policrome, di autore ignoto. 

Pare probabile che questo edificio sia stato costruito, dopo il 1480, sopra un più antico oratorio forse rupestre che alcuni studiosi tendono ad attribuire a quello stesso arcidiacono Pacifico sopra citato, figura di spicco carolingio-longobarda che avrebbe concepito l'originaria idea della Verona minor Hyerusalem e i suoi luoghi simbolici.