lunedì 17 settembre 2012

Bilbao e il Guggenheim

agosto 2006 - Sensi e Sensazioni

Il Guggenheim è un museo di arte contemporanea progettato dall'architetto canadese Frank Gehry, simbolo della città di Bilbao nel mondo.

Il titanio è uno dei protagonisti di quest'opera, poiché ricopre gran parte delle superfici esterne (si tratta infatti di trentatremila lastre, realizzate per durare cent'anni). Il titanio è stato estratto in Australia, fuso in Francia, laminato a Pittsburg, decappato in Gran Bretagna e assemblato a Milano e ha uno spessore di 0,3 mm per lamina. Altre parti dell'edificio, invece, sono rivestite da lastre di pietra calcarea, proveniente dalle cave di Granada, con spessore di 50 mm, lucidate al momento della posa. Duemilacinquecento lastre di cristallo costituiscono invece le parti trasparenti dell'edificio, strutturate in doppio cristallo termico tale da proteggere l'interno dal calore e dalle irradiazioni solari.









“Le Regioni e la crisi morale” di Michele Brambilla

lunedi 17 settembre 2012 - Pensieri e Parole da condividere

In queste settimane gli scandali - che da noi sono di routine: gli italiani, diceva Flaiano, sono mossi da uno sfrenato bisogno di ingiustizia - riguardano due amministrazioni regionali: quella del Lazio, dove l’ex capogruppo del Pdl è accusato di aver fatto sparire qualche milione, e quella della Lombardia, dove si sta arricchendo di nuovi capitoli il tormentone Daccò-Formigoni.

Se si tiene conto che l’ultimo scandalo a scoppiare era stato quello della Sicilia e della sua quasi bancarotta, possiamo dire che negli ultimi mesi le cosiddette storie di tangentopoli e di malapolitica hanno riguardato soprattutto amministrazioni regionali, in un asse che attraversa tutta la Penisola: Nord, Centro, Sud. Tre storie naturalmente diverse l’una dall’altra, e non necessariamente destinate a finire con delle condanne: come sempre, deciderà la magistratura. Ma tre storie destinate comunque a disilludere tutti coloro che, da tempo, invocano il decentramento amministrativo, o federalismo o autonomia che dir si voglia, come antidoto agli sprechi, alla cattiva amministrazione, alle ruberie. Si ruba a Roma come si ruba in Gallia, questa è l’ovvia verità.

Non lo diciamo per mettere in discussione il sistema delle autonomie, che anzi ha indubbiamente i suoi innegabili benefici. Ma per mettere almeno una pulce nell’orecchio di chi si illude che i guai del nostro Paese - che da molti anni sono tanti, e non riguardano solo la violazione del settimo comandamento - possano essere risolti a colpi di riforme, di leggi, di norme, di raccolte di firme, di referendum, e così via.

Ricordate di che cosa si parlava in Italia nella primavera del 1992, a Mani Pulite da poco scoppiata? Di un referendum, appunto. Quello che avrebbe spazzato via il vero cancro della Prima Repubblica, cioè il sistema proporzionale e le preferenze. Gli italiani accorsero in massa ad approvare il nuovo sistema elettorale maggioritario. Come sia andata a finire nella Seconda Repubblica quanto a debito pubblico e moralità privata, lo sappiamo bene.

Che l’Italia abbia bisogno di riforme, è senz’altro vero. Ma la crisi di oggi - non solo italiana, ma mondiale - è una crisi soprattutto morale. È il nostro modo di vivere (per «nostro» intendendo quello di tutti noi, non solo della casta) che va ripensato. L’ha detto il Papa e l’ha detto anche il presidente Napolitano. Lo dice soprattutto l’osservazione della realtà: la vera emergenza, in Italia, negli ultimi decenni è quella educativa. Invece continuiamo a illuderci che tutto si possa risolvere con emendamenti, norme, commi e paragrafi.

Vi dice niente il fatto che in queste settimane al centro delle nostre speranze stiamo riponendo la riforma elettorale? E che con questa riforma si vorrebbero reintrodurre - tra le varie ipotesi - il sistema proporzionale e le preferenze? Cioè le stesse norme che abbiamo abrogato a furor di popolo vent’anni fa? E ancora: non avevamo forse abrogato il finanziamento pubblico dei partiti, per poi reintrodurlo? È cambiato qualcosa? E la scuola? Avete in mente quanti cambiamenti di forme, e non di sostanze, sono stati fatti in questi anni per migliorare la scuola? Siamo passati dai voti in numeri a quelli in lettere e poi ai giudizi per tornare ai voti in numeri; alla maturità una volta c’erano i sessantesimi e adesso i centesimi. Per cambiare che cosa? Avvitati su noi stessi alla ricerca di magiche «norme» o «riforme», continuiamo ad autoconvincerci che bene e male vengano dall’esterno, e non dall’interno, di ciascuno di noi. L’altro giorno Matteo Renzi, parlando a un popolo presumibilmente perplesso su quanto stava per dire, ha detto che è illusorio pensare che l’articolo 18 tuteli il posto di lavoro, perché se un imprenditore vuole (o ahilui deve) chiudere, chiude. E buona notte alle «regole».

Intendiamoci bene, altrimenti qui ci si accusa di disfattismo se non di peggio. Che le regole ci vogliano, e che debbano essere le migliori possibili, è ovvio. Quindi continuiamo a cercare di perfezionarle. Ma ricordando le parole di quella grande sovrana illuminata che fu Caterina II di Russia, per la quale «è meglio uno Stato con cattive leggi applicate che uno con buone leggi non applicate».

Noi ci spingiamo un po’ più in là, e diciamo che meglio ancora sarebbe uno Stato con leggi applicate da persone oneste. Oneste nei limiti umani, s’intende, perché di immacolato non c’è nessuno: ma comunque migliori di certi impuniti dei giorni nostri. Ecco perché diciamo che la prima emergenza, per l’Italia, è da tempo quella educativa. Perché per tirarsi fuori dai guai, più che di nuove leggi, l’Italia avrebbe bisogno di nuovi uomini, molto più difficili da promulgare.

La stampa, 17 settembre 2012

domenica 16 settembre 2012

Verona - Borghetto sul Mincio

domenica 16 settembre 2012 - Andar per città

Un pugno di case, un antico villaggio di tre mulini in completa simbiosi con il fiume.
Un "insediamento fortificato" nei pressi del punto di guado del fiume Mincio.

Era il più comodo e sicuro guado a sud del lago di Garda e il fiume una barriera naturale, nei secoli, tra le terre del mantovano e quelle del veronese, in una zona di frontiera presa di mira da signorie ed eserciti che qui avevano i loro appetiti: i Gonzaga, gli Scaligeri, i Visconti, la Serenissima di Venezia, l'Austria, la Francia. Ma questi luoghi sono stati plasmati anche dalle battaglie napoleoniche e, soprattutto, da quelle risorgimentali.

Il paesaggio naturale, di grande respiro e suggestione, è immobile e senza tempo. Le acque indugiano silenziose tra anse e canneti, ma si agitano e imbiancano anche in piccole cascate.
E poi i contorni delle case, il Ponte Visconteo, straordinaria diga fortificata e il Castello che domina la valle dalla sommità della collina, facendo affiorare solo i merli ghibellini. 
E' facile naufragare in un medioevo immaginario.











mercoledì 12 settembre 2012

Norvegia e il Circolo Polare Artico

agosto 2010 - Sensi e Sensazioni

La Norvegia si presenta come una terra ricca di fascino, di paesaggi incontaminati e di emozioni e dopo un lungo, faticoso, ma esaltante percorso in camper in mezzo a tanta natura, posso garantire che il momento in cui si arriva al campo base, anche se il luogo può sembrare “banale” e spoglio, l’emozione è tale da lasciare un segno indelebile.







Circolo Polare Artico
E’ la porzione di terra attorno al polo nord con latitudine di 66° 33' 39"
Caratteristica saliente dell'area è il fatto che, almeno una volta all'anno, il sole non sorge e non tramonta per 24 ore continuate, creando rispettivamente i fenomeni della notte polare e del giorno polare, o sole di mezzanotte.

In estate il sole si abbassa sull'orizzonte, senza mai tramontare. A mezzanotte esso tocca il punto più basso, che è tanto più alto in cielo quanto maggiore è la latitudine, e quindi ricomincia a salire. In inverno, invece, non sorge mai al di sopra dell'orizzonte, arrivando al massimo a schiarire il cielo con luce vespertina nelle ore centrali del giorno.

Esiste almeno un giorno, solitamente il solstizio d'estate (21 giugno), in cui il centro del Sole non scende mai sotto l'orizzonte.
Esiste almeno un giorno, solitamente il solstizio d'inverno (22 dicembre), in cui il centro del Sole non sale mai sopra l'orizzonte.






Il Tunnel di Laerdal

agosto 2010 - Sensi e sensazioni

Lærdalstunnelen è un traforo stradale situato nella parte occidentale della Norvegia, e con i suoi 24.510 metri di lunghezza rappresenta la galleria stradale più lunga del mondo.

La galleria si trova sulla tratta Oslo-Bergen della Strada europea E16 e collega i villaggi di Aurland e Lærdal, nella contea di Sogn og Fjordane, in una zona rurale con bassa densità di popolazione.

I lavori di costruzione ebbero inizio il 15 marzo 1995. L'ultimo diaframma è caduto il 3 settembre 1999 e il traforo è stato aperto al traffico il 27 novembre 2000 da parte del Re Harald V.
È una galleria ad una canna con traffico bidirezionale.

Il tunnel permette, a differenza del percorso attraverso le montagne, il collegamento tra Oslo e Bergen anche durante il periodo invernale. In precedenza l'alternativa era costituita da un traghetto attraverso il Sognefjord. Per il transito nel traforo non è richiesto il pagamento di un pedaggio, conformemente alla politica regionale norvegese che intende promuovere le regioni periferiche.

Particolarità di quest'opera sono un'illuminazione di tipo innovativo e il tracciato con leggere curve, che prevengono la stanchezza degli automobilisti e contribuiscono ad aumentare la sicurezza stradale. Inoltre, sempre allo stesso scopo, la galleria è suddivisa in quattro tratte separate da tre grandi caverne nella montagna, che interrompono la monotonia e permettono agli automobilisti di effettuare una sosta.

Il Tunnel non dispone di uscite di sicurezza. In caso di incidente o incendio, le precauzioni di sicurezza sono molte, ci sono telefoni di emergenza ogni 250 metri che possono contattare polizia, vigili del fuoco e  ospedali. Gli estintori sono ogni 125 metri. Oltre a tre grandi caverne e nicchie di emergenza ogni 500 metri, ci sono molte telecamere per il conteggio di tutti i veicoli che entrano ed escono dal tunnel controllate dai centri di sicurezza di Lærdal e Bergen.

Il Tunnel di Lærdal è il primo al mondo ad essere dotato di un impianto di trattamento dell'aria. L'impianto rimuove le polveri e il biossido di azoto. Due grandi ventilatori aspirano l'aria attraverso l'impianto di trattamento, in cui vengono rimossi polvere e fuliggine da un filtro elettrostatico, quindi l'aria è convogliata attraverso un filtro a carboni attivi che rimuove il biossido di azoto.

Per capire le distanze che ci separano dagli altri è talvolta necessario confrontarsi sui problemi, che forse sorgono per tutti, ma che hanno soluzioni diverse a seconda della volontà di affrontarli e di risolverli.



“Torna la prima di bambini stranieri” di Michele Brambilla

mercoledi 12 settembre 2012 - Pensieri e Parole da condividere

C'è anche qualche storia che finisce bene: la scuola più multietnica d’Italia, la statale «Lombardo Radice» di Milano, da oggi ha nuovamente la sua prima elementare. L’anno scorso era stata cancellata perché aveva «troppi stranieri». Un provvedimento che condannava di fatto la scuola, considerata un modello ben riuscito di integrazione, alla chiusura fra cinque anni.

Invece questa mattina all’ingresso di via Pier Alessandro Paravia 83 - quartiere San Siro - si presenteranno, per il loro primo giorno di scuola, ventun bambini di sei anni. Diciotto di loro sono stranieri.

Una quota in linea con la tradizione della «Lombardo Radice», che due anni fa aveva 93 alunni stranieri (di ventisette nazionalità diverse) su un totale di 97; e l’anno scorso 80 su 93. Quest’anno, se i conti non sono sbagliati, gli stranieri saranno l’83 per cento.

Ma che cosa vuol dire, poi, stranieri? Dei diciotto bambini «non cittadini italiani» (e tutti non comunitari) della prima elementare, quattordici sono nati in Italia; e tutti hanno comunque fatto le scuole dell’infanzia a Milano.

Per noi sono dei piccoli milanesi», dice il vicesindaco Maria Grazia Guida, che questa mattina sarà in via Paravia con il presidente della commissione scuola del Consiglio comunale, Elisabetta Strada; con il consigliere provinciale del Pd Diana De Marchi e con il presidente del comitato dei genitori Domenico Morfino. Tutte persone che si sono date da fare, in quest’ultimo anno, per mantenere in vita la scuola.

Ma perché era stata chiusa? Perché c’era una norma del ministro Gelmini ora abrogata da Profumo - che fissava un tetto massimo di presenza di bambini stranieri per classe: trenta per cento. «Non era una norma del tutto campata per aria, il trenta per cento è una quota indicata dai maggiori esperti di integrazione», dice Diana De Marchi del Pd: «Ma abbiamo cercato di far capire che bisognava interpretare caso per caso. Quando i bambini sono nati in Italia e in Italia hanno fatto le scuole materne, le difficoltà di integrazione linguistica sono minori».

Insomma si è capito che la legge è fatta per l’uomo e non viceversa, e «si è data più importanza alla biografia dei bambini, cioè al luogo di nascita e alle scuole fatte, mentre l’anno scorso si erano solo guardati i cognomi», dice ancora Diana De Marchi. Per molte famiglie la chiusura era stata un brutto colpo. La scuola è praticamente l’unica presenza dello Stato in questa parte povera del quartiere ricco di San Siro; e frequentarla, per i bambini ma anche per i loro genitori, era la migliore possibilità per integrarsi. Papà e mamme avevano anche provato, invano, a far ricorso in tribunale; i bambini avevano scritto al presidente Napolitano. Alla fine, la battaglia è stata vinta.

Anche se ora va proseguita. «Il Comune», dice il vicesindaco Guida, «sosterrà la didattica per venire incontro a eventuali difficoltà, e avvieremo iniziative per collaborare con la scuola elementare vicina di via Giusti». Che è la scuola dove molti genitori italiani mandano i loro figli per timore della eccessiva «multietnicità» di quella di via Paravia. Così si sono creati due mondi: quasi tutti italiani in via Giusti, quasi tutti stranieri in via Paravia. «Adesso», dice ancora Maria Grazia Guida, «coinvolgeremo i genitori italiani di via Giusti, l’obiettivo è che dall’anno prossimo gli studenti siano distribuiti in modo più equilibrato fra le due scuole. Il mondo sta andando incontro a grandi trasformazioni e come dice il cardinale Scola dobbiamo capire che le diversità arricchiscono».

Mancherà, questa mattina all’apertura, la seconda elementare. Ma è la conseguenza di quello che ormai, in via Paravia, è solo un brutto ricordo.

La stampa, 12 settembre 2012

martedì 11 settembre 2012

Norvegia - Trondheim

agosto 2010 - Quattro salti per l’Europa

Con i suoi 165.000 abitanti è la terza e la più settentrionale delle grandi città norvegesi. Fondata nell'anno 997 dal re vichingo Olaf I di Norvegia fu capitale norvegese sino al 1217. La città subì numerosi incendi nel corso dei secoli, il più distruttivo dei quali nel 1681 la rase al suolo. Venne ricostruita con ampi viali per far sì che i successivi incendi non si propagassero facilmente. Situata sulla sponda del fiordo, è attraversata dal fiume Nidelva.
In corrispondenza del solstizio d'estate il sole sorge alle 03:00 e tramonta alle 23:40 e le ore notturne sono caratterizzate da una "vivida luce crepuscolare". Al solstizio d'inverno invece il sole sorge alle 10:00, rimane estremamente basso all'orizzonte e tramonta alle 14:30, quindi "l'illuminazione incidente" in quattro ore e mezzo di luce diretta è veramente molto debole e tende all'oro-arancio.

La bellissima cattedrale (Nidarsdomen) simbolo della città fu costruita nel 1070 e meta di pellegrinaggi durante il medioevo. Subì molte ristrutturazioni, la più importante nel 1869, in stile gotico-romanico. Durante il medioevo e dal 1814 in poi la cattedrale è stata la sede dell’ incoronazione dei re di Norvegia. La facciata è un vero capolavoro dominato dal grande rosone e dalle due torri campanarie e dai dettagli che si scorgono tra le file di statue che la rivestono. Costruita utilizzando una roccia particolare, la steatite, presenta colori che variano dal blu al grigio-verde, ed è sormontata da un tetto di colore verde-rame con al centro un imponente campanile di 98 m circa d'altezza.

Il centro di Trondheim possiede un suo fascino intrinseco, chiuso tra il fiordo e i meandri del fiume Nidelva. Proprio lungo il fiume si aprono bellissimi magazzini su palafitte, che con le loro facciate a pastello si specchiano in modo superbo sulle calme acque del fiume.